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The Width of a Circle | Testo e Traduzione

THE WIDTH OF A CIRCLE

(Bowie)

In the corner of the morning in the past
I would sit and blame the master first and last
All the roads were straight and narrow
And the prayers were small and yellow
And the rumour spread that I was aging fast
Then I ran across a monster
Who was sleeping by a tree.
And I looked and frowned and the monster was me

Well, I said hello and I said hello
And I asked “Why not?” and I replied “I don’t know”
So we asked a simple black bird, who was happy as can be
And he laughed insane and quipped “Kahlil Gibran”
So I cried for all the others till the day was nearly through
For I realized that God’s a young man too

So I said “So long” and I waved “Bye-bye”
And I smashed my soul and traded my mind
Got laid by a young bordello
I was vaguely half asleep
For which my reputation swept back home in drag

And the moral of this magic spell
Negotiates my hide
When God did take my logic for a ride

He swallowed his pride and puckered his lips
And showed me the leather belt round his hips
My knees were shaking my cheeks aflame
He said “You’ll never go down to the Gods again”
(Turn around,go back!)

He struck the ground a cavern appeared
And I smelt the burning pit of fear
We crashed a thousand yards below
I said “Do it again, do it again”
(Turn around,go back!)

His nebulous body swayed above
His tongue swollen with devil’s love
The snake and I, a venom high
I said “Do it again, do it again”
(Turn around, go back!)

Breathe, breathe, breathe deeply
And I was seething, breathing deeply
Spitting sentry, horned and tailed
Waiting for you

L’ AMPIEZZA DI UN CERCHIO

(Bowie)

In un angolo del mattino nel passato
Avrei voluto sedermi e biasimare il primo e ultimo maestro
Tutte le strade erano dritte e strette
E le preghiere piccole e gialle
E si sparse la voce che invecchiavo velocemente
Poi m’ imbattei in un mostro
Che stava dormendo vicino ad un albero,
Lo guardai e mi accigliai ed il mostro ero io.

Bene, dissi ciao e io dissi ciao.
E domandai “Perché no?” e risposi “Non so”.
Così chiedemmo ad un semplice merlo, felice più che mai
E quello rise da pazzo e sbofonchiò “Kahlil Gibran”1
Così piansi per tutti gli altri finché il giorno era quasi finito
Perché avevo capito che anche Dio è un uomo giovane.

Così dissi “Ci vediamo” e salutai “Arrivederci”
Feci in pezzi la mia anima e vendetti la mia mente
Abbandonato vicino a un giovane bordello
Ero vagamente mezzo addormentato,
Per cui la mia reputazione tornò verso casa a pezzi

E la morale di questo magico incanto
Gioca sulla mia pelle
Quando Dio prese la mia logica per farci un giro

Inghiottì il suo orgoglio e contrasse le labbra
E mi mostrò la cintura di cuoio sui suoi fianchi
Le ginocchia mi tremavano, le guance erano in fiamme
Lui disse “Non sarai più succube degli Dei”
(Voltati, torna indietro!)

Batté il terreno, apparve una caverna
E io annusai l’ abisso bruciante del terrore
Precipitammo un migliaio di iarde più sotto
Io dissi “Fallo di nuovo, fallo di nuovo”
(Voltati, torna indietro!)

Il suo corpo nebuloso ondeggiò sopra
La sua lingua si gonfiò d’ amore diabolico
Il serpente ed io, un potente veleno
Lo dissi “Fallo di nuovo, fallo di nuovo”
(Voltati, torna indietro!)

Respirare, respirare, respirare profondamente
E io bollivo, respirando profondamente
Una sentinella che sputa, con le corna e la coda
Che vi aspetta

 

Note: 1 Kahlil Gibran è un poeta e filosofo libanese della prima metà del ‘900, autore del famoso poema: Il Profeta.

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