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Intervista a Mick Rock

Mick will Rock you di Giuliano De Matteis

mickrockndaveDal glam al punk, dal mondo della moda al fascino del teatro Kabuki, un grande fotografo si racconta

Non servono molte parole per introdurre Mick Rock. Basterà ricordare che nel corso della sua carriera ultratrentennale ha immortalato i più grandi nomi della musica rock e che attraverso i suoi scatti è possibile riassaporare nella sua interezza momenti del nostro recente passato in cui la musica diveniva il mezzo per esprimere una visione del mondo alternativa e valori forti. In occasione della grande esposizione che il Museo Urbis di Manchester (Cathedral Gardens M4 3BG) gli dedica fino all’8 gennaio, abbiamo incontrato il grande fotografo inglese. 

Sei stato descritto come “La persona che ha immortalato gli anni 70”. Puoi descrivermi quel periodo?
Sono stati anni colorati, sperimentali, sconvolgenti, un po’ folli e indimenticabili. Vivevamo sul limite e a volte lo oltrepassavamo.

David Bowie di cui tu hai fatto ritratti memorabili è diventato famoso anche grazie a te. Quando ancora non era famoso, hai avuto la sensibilità di cogliere il suo enorme potenziale artistico. Cosa in particolare ti ha colpito della sua persona?
Il suo talento unico e smisurato; il suo carisma, la sua intelligenza, il suo fascino,, la sua palpabile ambizione. Come Lou Reed una volta nel corso di un’intervista del 1972 mi ha detto “Quel ragazzo ha tutto, tutto, ma proprio tutto!”.

MickRockfellatioL’era glam è stata descritta in un film di Todd Haynes dal titolo Velvet Goldmine. L’hai visto e se sì, cosa ne pensi?
Di quel periodo Todd ha colto solo alcuni aspetti superficiali e a parte questo la sua rappresentazione è totalmente sbagliata. Il film è il prodotto della sua fantasia, non ha veramente niente a che fare con la realtà vissuta da quelli che lo hanno sperimentato in prima persona. Con questa opera è come se avesse voluto liberarsi di alcuni suoi fantasmi tardo adolescenziali. Todd ha certamente realizzato buoni film, ma Velvet Goldmine non è tra questi. Quando Bowie ha letto la sceneggiatura si è categoricamente rifiutato di concedere la sua musica per la colonna sonora. Insomma penso che il film che riflette il clima e descrive in maniera verosimile l’era glam debba essere ancora girato.

Hai diretto vari video per David Bowie tra cui il bellissimo Life on Mars. E’ un’attività che è continuata negli anni? E ti piacerebbe girare video oggi?
Negli anni 70 ho realizzato video per i Wings, i The Kinks e i Cockney Rebel, oltre come hai detto, ai video per il Bowie del periodo Ziggy Stardust, due dei quali ancor oggi sono inediti…E qualche cosa ho fatto anche negli anni ’80, poi in effetti più niente…Sono stato molto occupato in altre attività: packaging, art direction e nella sistemazione del mio lavoro. Ho dovuto occuparmi di libri, mostre, nuovi servizi fotografici, eventi, del mio progetto con il teatro Kabuki a Tokio e anche di un documentario su di me che vedrà la luce nel 2007. Insomma non ho avuto tempo di pensare ai video, ma quando i miei impegni me lo consentiranno, vorrei tornare ad occuparmene.

MickRockDavidIggyLouUn altro grande artista con cui a lungo lavorato è Lou Reed. Che ricordi hai di quella collaborazione ed è vero che pubblicherai un libro su di lui?
Da subito ho considerato Lou come il Baudelaire del rock’n’roll. Ha influenzato tutti, incluso Bowie, il punk e tutta la scena del new rock. Lou poi viene identificato con la mia città preferita, New York dove risiedo da 23 anni. Negli anni 70 ho imparato molto fequentando Reed. E’ vero ho iniziato a lavorare ad un libro ad edizione limitata su di lui che verrà edito dalla Genesis Publications (la stessa per la quale è uscito ‘Moonage Daydream’ su Bowie, Killer Queen e ‘Psychedelic Renegades’, un lavoro su Syd Barret). Si tratta di un libro essenzialmente fotografico che conterrà materiale risalente agli anni ’70. L’opera porterà la firma di entrambi e sarà corredato da uno scritto di Lou di circa 10-15mila parole. Il titolo sarà Transformer… ovviamente!

Verso la fine degli anni 70 ti sei spostato a New York dove hai frequentato la scena underground del periodo The Ramones, Talking Heads e Blondie. In termini di creatività il punk e il glam sono stati due movimenti piuttosto diversi. Mi interessava capire se partendo da questa differenza anche il tuo modo di fotografare è cambiato…
Allo stesso tempo il punk ha rappresentato una reazione ed uno sviluppo del glam. Avevano in comune il desiderio di sovvertire i valori ed entrambi volevano movimentare la situazione servendosi degli abiti e della musica. Come Bowie una volta ha scritto: “Ziggy Stardust ha avuto un discendente bastardo e mutante: Johnny Rotten”. Ma pensiamo anche a questo: Lou Reed e Iggy Pop sono stati parte intergrante del “glam decadente” e allo stesso tempo sono universalmente riconosciuti come i due padrini del punk…Per venire ora alla seconda parte della tua domanda…devo dire che non ho mai avuto un approccio “scientifico”, “consapevole” alla fotografia. Per me è qualcosa di totalmente diretto ed emotivo… Da giovane ho appreso degli esercizi yoga e di meditazione che mi servono a fare il vuoto dentro me stesso prima di iniziare a scattare, così da poter essere in grado di adattarmi a qualsiasi situazione abbia davanti. Per me è una sorta di gioco di destrezza di movimento, di cambio di strumenti fino a che quella speciale atmosfera non si manifesta. Un buon servizio è qualcosa che mi fa star bene, è per me qualcosa di molto terapeutico.

MickRockSoddidyCon quali musicisti che ti piacciono non hai ancora lavorato?
Non ho mai fotografato Keith Richards (a parte durante dei concerti negli anni ’70) ma è solo questione di tempo! Suo figlio Marlon è un mio buon amico e concorda che è giunto il momento, così probabilmente presto lo immortalerò! Forse pensi che avrei già dovuto farlo, ma cosa vuoi la vita è così strana…Sono molto preso dalle nuove star del rock e molte le ho già ritratte: the Killers, Kasabian, the Kaiser Chiefs, Razorlight, The Raveonettes, Snow Patrol, the Yeah Yeah Yeahs etc. Ora vorrei lavorare con gli Scissor Sisters, i the Kills e Anthony and the Johnsons.

Recentemente hai ritratto Kate Moss un’icona del mondo della moda. Cosa pensi di questo mondo e ti piacerebbe essere più coinvolto professionalmente in esso?
Beh qualche volta mi capita di lavorare nel campo della moda anche se poi si tratta sempre di foto rock. Due settimane fa ho ritratto 24 nuove band ( tra cui the Editors, the Kooks, Whitey, Red Organ Serpent Sound, White Rose Movement, The Casuals, etc.) per un servizio dedicato al rock and roll e al fashion per l’edizione inglese di GQ. A breve invece inizierò a lavorare sulle novità moda per l’edizione 2006 di Playboy dedicata alla musica (che ho curato anche l’anno scorso). Recentemente inoltre ho fatto numerosi servizi di moda tra cui la campagna europea di Tommy Hilfiger.

Tra moda e musica i rapporti si fanno sempre più stretti…Cosa ne pensi?
Non faccio differenza tra i due mondi. Mi piace fotografare e farlo a modo mio. Che moda e rock siano universi sempre più vicini a me sta bene. L’unica cosa che voglio sia chiara è che io ho il mio stile e non intendo cambiarlo. Se ciò non è possibile, allora è meglio che i miei potenziali clienti si rivolgano a qualcun’ altro…

MickRockAladSaneQuali musicisti ami di più oggi?
Oltre a quelli che ho menzionato i White Stripes, the Dogs, Nine Black Alps, Bloc Party…Trovo che attualmente l’universo del rock sia in grande fermento e questo m rende felice. Non lo ero altrettanto quando a dominare erano le boy band e la dance.

Tuttavia c è chi afferma che il rock è morto, ucciso dalla musica elettronica e dalla club culture. Tu che ne pensi?

Chi pensa che il rock è finito è un po’ superficiale. C’è una quantità di musica buona in giro non solo inglese o americana ma anche scandinava o giapponese. E poi a parte le band emergenti, pensiamo anche alla buona musica che stanno ancora realizzando artisti affermati come i Rolling Stones, Bowie, U2, REM, Springsteen, Neil Young, Lou, Iggy, ed anche i Queen con Paul Rodgers. Dal vivo poi il rock continua ad essere il più grande di tutti i generi. Così gli annunci sulla sua scomparsa sono decisamente prematuri…

C’è un fotografo che ti ha influenzato?
Quando iniziato non ne sapevo veramente molto di fotografia e di fotografi. Mi interessavano il rock, le ragazze e lo stile di vita bohemienne. Solo in seguito ho conosciuto ed apprezzato Man Ray, George Hurrell, Horst ed Helmut Newton ma non penso che nessuno di loro abbia influenzato il mio stile, a parte forse Man Ray per la sua continua sperimentazione. Sono stati i miei primi soggetti a formare il mio stile: Syd Barrett, Bowie, Iggy, Lou Reed…

E tra i nuovi fotografi vedi qualcuno che potrebbe essere considerato il nuovo Mick Rock? 
Non sono la persona adatta per dirlo perché guardo poco le riviste (a meno che non ci sia qualcosa che mi riguarda!) e neanche i libri di fotografia. Preferisco rilassarmi facendo yoga, ascoltare musica, guardare alla tv vecchi film in bianco o nero, gialli o commedie. Oppure i film di Clint Eastwood o di Stanley Kubrick . Passo così tanto tempo a lavorare sulle mie immagini che non ho proprio voglia di occuparmi anche di quelle degli altri. A risponderti, dunque ci penserà qualcun altro…

MickRockPinUpsLa mostra in svolgimento all’Urbis Museum di Manchester celebra il tuo talento. Vuoi dirmi qualcosa a proposito?
A parte gli inevitabili primi scatti, sono esposti ritratti di Rocky Horror, Debbie Harry, Lindsay Kemp, Ozzy, Bob Marley, Peter Gabriel, Johnny Rotten, The Ramones, Talking Heads ed anche foto recenti di Bowie, Debbie, Perry Farrell, the Killers, Yeah Yeah Yeahs, Razorlight, Kasabian, Kate Moss etc. Inoltre alcuni dei miei lavori erotici e copertine di album. Oltre alle foto ci sono video, non solo musicali, ma anche personali che mi ritraggono al lavoro con vari musicisti. Questa mostra espone circa 140 mie foto ed è dunque in materia di completezza dell’offerta, seconda solo a quella di Tokio svoltasi due anni fa al Tokyo Metropolitan Museum of Photography nel corso della quale le foto esposte erano 185.

A cosa stai lavorando ora?
Ad un libro dal titolo ‘Rock n Roll Eye” che raccoglie quanto ho fatto in passato. Quest’opera accompagneà il documentario su di me, in uscita, come ho già detto, nel 2007. Inoltre sto lavorando con una compagnia di Kabuki.Sono stato a Tokio l’estate scorsa e ho fatto numerose foto che si aggiungono a quelle che avevo realizzato in precedenza a New York quando questa compagnia è venuta in Tour. Così il prossimo anno ho in programma una nuova mostra, un libro ed un dvd di queste session che uscirà sul mercato prima a Tokio e poi via via in America ed in Europa. Sono molto entusiasta di questo progetto perché sono un fan della cultura giapponese tradizionale. In un certo senso il Kabuki è molto rock’n’roll!

 

 

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L’intervista è stata pubblicata nel 2005 in occasione della uscita in Italia del libro illustrato Moonage Daydream – la vita e i tempi di Ziggy Stardust, Rizzoli. 

 

 

 

 

Per gentile concessione di Made 05, free magazine italiano di arte moda design, distribuito in tutta Italia, nei migliori negozi di moda, design, locali,  scuole d’arte e nel corso dei più importanti eventi di moda e design in Italia e all’estero. 

 

 

Se avete informazioni o materiale da inviare, scrivete a velvetgoldmine@velvetgoldmine.it

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