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Tin Machine II (1991)

Tin Machine II (1991)

Baby Universal
One Shot
You Belong In Rock N’Roll
if There Is Something
Amlapura
Betty Wrong
You Can’t Talk
Stateside
Shopping For Girls
A Big Hurt
Sorry
Goodbye Mr.Ed

Data di uscita: 2 settembre 1991
Registrato agli Studios 301, Sydney
e agli A&M Studios, Los Angeles


Prodotto da Tin Machine e Tim Palmer
One Shot
prodotta da Hugh Padgham

MUSICISTI
David Bowie
(voce, chitarra, pino, sax)
Reeves Gabrels
(chitarra, cori)
Hunt Sales
(batteria, cori)
Tony Sales
(basso, cori)
Kevin Armstrong
(piano in Shopping For Girls,
chitarra in If There Is Something)

CREDITS
Sally Hershberger
(foto)
Eduard Bell
(illustrazione)

 

La recensione di Guido

Risentire nel 1991 il vociare, il raspare ziggyano da anni dimenticato è cosa che non lascia indifferenti. Risentire nel 1991 sonorità che riportano alla mente un disco come Scary Monsters fa un certo effetto. Rileggere Hello humans nothing starts tomorrow lascia un po’ da pensare.
Questa premessa è necessaria per riconsiderare (almeno in parte) un disco tanto bistrattato e poco sopportato (anche dagli stessi fans ) come il secondo dei Tin Machine.
Se il primo Tin Machine riesce a sdoganare l’ex Duca Bianco dal pantano degli anni ottanta (in virtù di una ritrovata strada rock), pur con le sue riconosciute forzature ed esagerazioni soniche, il secondo viene ancora/sempre visto come ibrido scialbo ed inconsistente (rispetto all’album di esordio) in virtù dell’evidente recupero di un sound marcatamente Bowieano.
In un brano come Betty Wrong c’è un fin troppo evidente andamento alla China Girl di Let’s Dance che riporta ai giorni del grande successo commerciale e alle soluzioni creative di facili presa, purtroppo con scarsi risultati (nonostante il sax marcato Bowie).
Non si può neanche negare che la “zona” Hunt SalesI’m Sorry/Stateside – con il batterista in veste di cantante – non rappresenti proprio the cup of tea di un fan abituato al canto bowiano, così come, alla fine, una ballad come Amlapura non può competere con le atmosfere di tanti classici di David (da Life On Mars? ad Ashes To Ashes, per citarne un paio) ad effetto splendidamente immediato.
A ben vedere non si capisce bene nemmeno il breve estratto rock messo alla fine dell’album (e non citato in scaletta) Hammerhead.
Ma per quanto riguarda il resto, Baby Universal vede Ziggy and The Scary Monsters From Mars compressi nella macchina di latta, mentre One Shot recupera un flamboyant soul/rock reso granitico da un Reeves Gabrels meno dedito agli eccessi del primo album.
You Belong to Rock’n’Roll, con il suo divenire lento, mellifluo, vagamente decadente, sembra quasi una presa di distanza dagli anni “dance-crazed” da poco trascorsi. You Belong to R’n’R /Well so do I/ Alone on a main street/ It makes me feel on fire e il ritorno del sax ruffiano in Bowie style altro non è che un vezzo kink a sostegno, la ciliegina sulla torta!
If There Is Somenthing ovvero i migliori anni della nostra vita: c’era Ziggy ma c’erano anche i Roxy Music! Ma i Tin Machine non sono i Roxy, e allora via l’eclettismo musicale roxyano del brano originale, per far posto ad un ritmo al limite del rock’n’blues più sfrenato ed una chitarra con la (sana) voglia di giocare al rock’n’roll. Davvero divertente.
You Can’t Talk – Bowie’s Rocking Rap!!! Gabrels fila che è un piacere, il ritmo è ansimante, e lo stesso Bowie ci regala pillole di rap su influenze glamour. Shopping for Girls è uno dei due gioielli dell’album ed è anche la prova dell’indelebile marchio Bowie della Macchina Di Latta versione due. A Big Hurt: inequivocabile, The Bitch is Back!!!! Nient’altro da aggiungere!
Goodbye Mr Ed fa il paio con Shopping For Girls – è l’altro gioiello – ed è un’altra inconfondibile ballad dai toni mansueti, caratterizzata dalla affascinante e soffice voce del nostro Bowie pop della migliore specie.
Come per il primo Tin Machine, luci ed ombre in grado comunque di dissipare, per alcuni, la consistente nebbia dei dischi precedenti, anche in virtù di un tour che vede Bowie (soprattutto) e soci in grande spolvero.
Tin Machine II, pur con i suoi limiti, ci mostra un Bowie capace di correggere gli eccessi, il furore scalmanato, l’esplosione sonica del primo disco, a favore di un sound con una più forte personalità bowiana, almeno per una buona parte dei brani.
Disco “interlocutorio” se non da evitare, direbbe qualcuno, come forse “interlocutoria”, per molti fans, è l’intera vicenda Tin Machine. E se il primo Tin Machine lo si puo’ leggere come un benvenuto e atteso sospiro di sollievo, con il secondo album della band (ultimo in studio) si può ragionevolmente dire…He’s my baby now…again…

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