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The Next Day (2013)

  1. The Next Day – 3:51
  2. Dirty Boys – 2:58
  3. The Stars (Are Out Tonight) – 3:56
  4. Love Is Lost – 3:57
  5. Where Are We Now? – 4:08
  6. Valentine’s Day – 3:01
  7. If You Can See Me – 3:15
  8. I’d Rather Be High – 3:53
  9. Boss of Me – 4:09
  10. Dancing Out in Space – 3:24
  11. How Does the Grass Grow? – 4:33
  12. (You Will) Set the World on Fire – 3:30
  13. You Feel So Lonely You Could Die – 4:41
  14. Heat – 4:25

The Next Day Extra

  1. Atomica
  2. Love Is Lost (Hello Steve Reich Mix by James Murphy for The DFA)
  3. Plan
  4. The Informer
  5. Like A Rocket Man
  6. Born In A UFO
  7. I’d Rather Be High (Venetian Mix)
  8. I’ll Take You There
  9. God Bless the Girl
  10. So She

Tutti i brani sono di David Bowie ad eccezione di I’ll Take You There composta insieme a Gerry Leonard.

Data di uscita: 11 Marzo 2013
Registrato ai The Magic Shop and Human Worldwide Studios, New York

Prodotto da David Bowie e Tony Visconti

MUSICISTI
David Bowie
chitarra, tastiere, stilofono, sax baritono,
percussioni, sintetizzatori, cori
Sterling Campbell
batteria
Gerry Leonard
chitarra
Earl Slick
chitarra
Mark Plati
basso, chitarra
Mike Garson
piano
Gail Ann Dorsey
basso, cori
Catherine Russell
cori
Matt Chamberlain
batteria in Bring Me To The Disco King
Tony Visconti
basso, chitarra, tastiere, cori
David Torn
chitarra
Mario J. Mcnulty
percussioni e batteria in
Fall Dog Bombs The Moon

 

CREDITS
Illustrazioni di Rex Ray
Fotografie di Frank W. Ockenfels
Progetto grafico della Barnbrook Design

Leggi lo SPECIALE THE NEXT DAY»

La recensione di Walbianco

La celebre copertina di “Heroes”, album che ha rappresentato, a detta di molti, la vetta della fase artisticamente più alta e significativa del suo autore, sfregiata da un riquadro bianco, su cui campeggia, con un anonimo carattere di colore nero, il titolo The Next Day: con questa immagine fortemente provocatoria venne presentato nel 2013, dopo dieci anni di silenzio discografico, il nuovo album di David Bowie.

Dall’ultimo suo lavoro in studio, lo scialbo Reality, e dopo aver dovuto interrompere la trionfale tournee del 2003-2004 a causa di un grave problema cardiaco, David Bowie si era progressivamente allontanato dalle scene, per chiudersi, negli ultimi cinque anni, in un silenzio pressoché assoluto, che aveva fatto pensare ad un ritiro silenzioso nel comodo anonimato della vita familiare.

Così non era, e quell’immagine di copertina, dall’evidente valore simbolico, era un affermazione di principio ed il segno tangibile che il suo autore aveva ancora molto da dire al suo pubblico e che non intendeva affatto riposare sugli allori di un passato artistico glorioso.

Preceduto dalla pubblicazione a sorpresa, nel giorno del suo 66mo compleanno di Bowie, del singolo “Where Are We Now?The Next Day ha colto tutti di alla sprovvista, non essendo trapelato nulla circa il fatto che il suo autore fosse tornato in studio: un colpo mediatico di tale potenza, in u’nepoca in cui il concetto di privacy è ormai una chimera, da far gridare ancora una volta alla genialità dell’artista, in grado di far parlare di sé molto di più che se si fosse lanciato nel solito tran tran promozionale.

Realizzato, a fasi alterne, nell’arco di due anni, The Next Day è stato registrato nel riserbo più assoluto in un piccolo studio newyorkese, The Magic Shop. Ancora una volta Bowie ha voluto accanto a sé alla produzione l’amico e collaboratore di antichissima data, Tony Visconti, che conosce come pochi l’arte di valorizzare le sfumature e la personalità della voce del cantante, nonché alcuni musicisti che sono stati al suo fianco per diversi anni, come Gail Ann Dorsey al basso, David Torn e Gerry Leonard alle chitarre, Zachary Alford alla batteria, senza rinunciare ad alcuni interventi di classe, come quello di Tony Levin al basso e di Steve Elson al sax baritono.

A nessuno invece è sfuggita l’assenza di Mike Garson, che col suo pianoforte aveva caratterizzato il suono dei suoi ultimi album.

Bowie si è presentato in studio con diversi brani già abbozzati, e di demo realizzati insieme a Tony Visconti, Gerry Leonard ed il batterista Sterling Campbell alcuni mesi prima dell’inizio delle sessioni vere e proprie. La spinta creativa, dopo aver atteso anni in cui sembrava sopita o forse definitivamente spenta, lo ha portato a realizzare un gruppo consistente di canzoni, quattordici delle quali hanno composto la tracklist definitiva dell’album.

The Next Day è un album ricco, vario, vitale, che riesce al tempo stesso ad essere inconfondibilmente un album di Bowie, ma anche qualcosa di nuovo e di diverso rispetto al suo percorso del passato: Si passa, con un’incredibile disinvoltura dalle convulsioni di tastiere e chitarre new wave della folgorante title track al sax malato e velenoso da equivoco club notturno di “Dirty Boys“; dalla velocissima ritmica quasi-jungle di “If you can see me” alla ingannevole atmosfera nostalgica di “Valentines Day“; dalle inquietanti ed algide tastiere di “Love is lost” al folle cross-over di “How does the grass grow?” in cui Bowie, in un irresistibile ritornello riesce a citare addirittura gli Shadows di Apache. I momenti più pacati e riflessivi sono lasciati alla già nota “Where Are We Now?” , vera perla dell’album, con la sua apparentemente semplice struttura e la delicata malinconia della voce di Bowie, nonché alla struggente “You Feel So Lonely You Could Die”, che si conclude, in un nostalgico ammiccamento ai suoi fan di vecchia,  con una ritmica che cita la “Five Years” dellepoca di Ziggy Stardust.

L’album non è esente da qualche punto debole, soprattutto nella sequenza centrale dei brani, caratterizzati da qualche lungaggine inutile e da un paio di riempitivi francamente evitabili.

Tuttavia nel complesso si tratta di un viaggio musicale quasi sempre riuscito ed avvincente nelle molteplici sfumature della creatività del suo autore, che si chiude in maniera accigliata ed enigmatica con un brano, “Heat“, di fortissima suggestione, in cui Bowie, quasi stesse ripensando a tutto il suo passato, ammette “Non so chi sono. Io sono il veggente e sono il bugiardo”.
La voce del duca bianco è ancora affascinante: si inerpica su tonalità elevate senza particolari problemi, ed ha compensato una minore potenza con una espressività ancor più ombrosa e graffiante.

I suoi testi, mai banali, assumono qui tratti oscuri ed inquietanti: dalle immagini dure e taglienti di un tiranno linciato della title track, alle riflessioni di un adolescente che spara ai suoi compagni di classe in “Valentine Day“; dalle sequenze di solitudine e abbandono di “Love is lost” alle toccanti e mai retoriche metafore sulla guerra di “How does the grass grow“, le liriche di The Next Day sono dense, riflessive, cariche di immagini poetiche e di forte impatto: riflessioni di un uomo maturo che legge con la lente degli accadimenti del passato le ansie di un presente colmo di incognite.
The Next Day non è un album che brilla per spinta innovativa o per una particolare arditezza sotto il profilo musicale. Nelle sue sonorità, che spesso richiamano il passato più “nobile” del suo autore, sembra più un lavoro ispirato all’esigenza di riallacciare un discorso interrotto col suo pubblico.

Tuttavia, oltre ad essere un lavoro che si pone nettamente al di sopra dei suoi più vicini predecessori, The Next Day è anche l’espressione evidente di un rinato desiderio di fare musica, e di farla nel modo in cui Bowie ci ha abituati: da grande artista.

La qual cosa sarà ancora più chiara nei tre anni successivi, quando Bowie ha deciso di navigare in mare aperto ed affrontare nuovi generi ed approcci musicali, che lo porteranno alle vette raggiunte, dapprima con “Sue (Or in a season of crime)” e poi col suo ultimo, grande capolavoro: Blackstar.

 

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