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The Man Who Sold The World (1970)

The Man Who Sold The World (1971)
  1. The Width of a Circle – 8:05
  2. All the Madmen – 5:38
  3. Black Country Rock – 3:32
  4. After All – 3:51
  5. Running Gun Blues – 3:11
  6. Saviour Machine – 4:25
  7. She Shook Me Cold – 4:13
  8. The Man Who Sold the World – 3:55
  9. The Supermen – 3:38

 

Tutti i brani sono stati scritti da David Bowie

Data di uscita:
Stati Uniti, novembre 1970
Inghilterra, aprile 1971

Registrato ai Trident & Advision Studios, Londra
Prodotto da Tony Visconti

MUSICISTI
David Bowie
(voce, chitarra)
Mick Ronson
(chitarra)
Tony Visconti
(basso)
Mick Woodmansey
(batteria)
Ralph Mace
(sintetizzatore)

CREDITS
Keith Macmillan
(foto di copertina)

 

La recensione di Walbianco

Dopo l’effimero successo del singolo Space Oddity, ed il flop totale del relativo album, Bowie si ritrova, all’inizio degli anni 70, in una situazione artistica ambigua. La sua creatività magmatica scalpita per emergere, ma stenta a trovare una strada che gli garantisca il successo. E’ in questa temperie umana che l’artista incontra due personaggi chiave, per questo album, e per molti a venire: Tony Visconti e Mick Ronson. Il primo sarà il produttore di The Man Who Sold The World e di alcuni dei suoi più importanti lavori futuri; il secondo, con la sua chitarra, sarà il cuore di quello che, di lì a poco, diventerà il gruppo di Ziggy Stardust: gli Spiders from Mars.
The Man Who Sold The World, pubblicato negli USA nel novembre del 70 e in UK nell’aprile del 71, è il primo lavoro in cui veramente si esprime appieno l’intero mondo musicale ed artistico Bowieano. E’ un viaggio psichedelico ed elettrico, dolce e violento, sognante e angosciante nelle fantasie, nella pazzia, nell’incertezza etica: è un susseguirsi di paesaggi musicali indefinibili, sospesi tra un robusto tessuto rock ed un ambiguo panoramao di riferimenti più sfuggenti ed eterogenei.
I brani snocciolano, con sorprendente nonchalance, alcuni dei temi più profondi e ricorrenti dell’opera di Bowie: l’ambiguità sessuale e lo sdoppiamento di personalità (The Width of a Circle e la splendida title track), la follia e l’emarginazione (All The Madmen), il superomismo e la dittatura (The Supermen e Saviour Machine).
La musica riesce ad esprimere in modo mirabile atmosfere dolcemente deliranti e malinconiche (After All), oppure violenti tuffi in torridi brani hard rock (She Shook me cold). La chitarra elettrica, tagliente e raffinata di Mick Ronson è uno dei capisaldi dell’album, come nel lungo brano di apertura, una lunga, epica cavalcata dall’andamento mutevole e coinvolgente.
Se l’impostazione elegantemente “hard ” è forse più il frutto della attenta produzione di Tony Visconti e delle intuizioni artistiche della chitarra di Ronson, è Bowie che da la cifra artistica all’album, con le strutture anomale, sfuggenti ed ambigue di brani come All The Madmen, o come la title track, o ancora la straniante The Superman; con la folle, delicatamente effemminata impostazione della sua voce, che offre vere perle di bravura in brani come After All, un’oscura, malinconica e disturbante ballata a ritmo di walzer sulla solitudine ed il disincanto.
The Man Who Sold The World, per molti versi è un vero e proprio manifesto “ideologico” dell’artista, che contiene, in nuce, tutti gli elementi che verranno sviluppati, negli anni seguenti. Fu inoltre il primo album a donare al suo autore un moderato successo ed un più convinto apprezzamento della critica, prima che, di lì ad un anno, Bowie si trasformasse nella prima vera “star” della musica pop-rock degli anni 70.

 

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