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Scary Monsters (1980)

Scary Monsters (1980)

It’s No Game (No. 1)
Up The Hill Backwards
Scary Monsters (And Supercreeps)
Ashes To Ashes
Fashion
Teenage Wildlife
Scream Like A Baby
Kingdom Come
(Tom Verlaine)
Because You’re Young
It’s No game (No. 2)

Tutti i brani sono scritti da David Bowie ad eccezione di quelli indicati

Data di uscita: 12 settembre 1980
Registrato ai Power Station Studios, New York
e ai Good Earth Studios, Londra

Prodotto da David Bowie e Tony Visconti

MUSICISTI
David Bowie
(voce, chitarre, tastiere, sax, koto)
Carlos Alomar
(chitarra)
George Murray
(basso)
Dennis Davis
(batteria)
Robert Fripp
(chitarra)
Chuck Hammer
(chitarra)
Roy Bittan
(piano)
Andy Clark
(sintetizzatori)
Pete Townsend
(chitarra)
Tony Visconti, Lynn Maitland, Chris Porter
(cori)
Michi Hirota
(voce in It’s No Game No.1)

 

CREDITS
Duffy
(foto di copertina)
Natasha Kornilof
(costumi)
Edward Bell
(illustrazioni)

 

La recensione di Pierluigi Buda – Heathen958

Con la superba prova di Scary Monsters – un disco che ha trovato d’accordo critica e pubblico – il profeta si mette a nudo, nonostante il fatto che un disegno nasconda la vera foto di copertina e che il volto di Bowie vada immaginato pesantemente truccato. Questa volta il make-up perfetto delle immagini passate è già disfatto e il clown si trasforma in un personaggio dell’espressionismo: un immediato suggerimento per non essere confuso con l’ondata “new romantic”? Bowie, senza creare un alter ego, parla del suo pensiero (It’s no Game), ritrova un gusto per la narrazione da tempo dimenticato e mimando la fatica ad articolare e ad esprimersi di chi si riabilita alla parola (la metrica sforata in Teenage Wildlife) comunica pienamente le sue forti tensioni (Scream like a Baby). Si confronta con i mostri che da tempo lo tormentano (Scary Monsters, un brano che diventa un’inquietante terapia) per scoprire che non sono tutti dentro di lui, ma il mondo ne è affollato (Up the Hill backwards, Fashion): certezza che lo accompagnerà almeno fino ai video per Earthling. Le dissonanze (Teenage Wildlife) e le affermazioni perentorie (Because You’re Young) pongono Bowie e quest’opera a pieno titolo nel filone tipicamente inglese degli autori arrabbiati (da Osborne in poi) ma scevri da dogmatismi. Il disco è molto composito: alle pulsanti parti ritmiche studiate e pensate con minuziosità, si sovrappongono gli interventi solistici di Fripp (sublime in Scary Monsters) e Townshend che portano ventate di intelligente modernità. Il resto del team (Alomar, Davis, Murray e naturalmente Tony Visconti) è collaudato e infonde a Bowie fiducia e sicurezza. La stratificazione musicale raggiunge esiti sofisticati (Ashes to Ashes) e perfettamente bilanciati (Because You’re Young, Scary Monsters). Le cacofonie alternate agli assoli accentuano la metafora dell’arte come forza creatrice – anche di immagini inquietanti – che pervade tutta l’opera. Il punto di vista di Bowie è spesso esplicito: lo “svelamento” della copertina corrisponde a questo suo nuovo modo di raccontare e di raccontarsi ed è così che rabbia (la geisha che urla come un samurai o Scream Like a Baby), malinconia (It’s no Game part 2) o disillusione (Fashion) si alternano e si contrastano di brano in brano. Tornano i riferimenti religiosi (Kingdom Come, “cenere alla cenere”) ma questa volta trasformati dalla particolare presa di coscienza di tutto l’album contro ogni razzismo e contro il sonno della ragione che “produce mostri”. Il proprio passato viene filtrato unendo disincanto e malinconia (Ashes to Ashes). Scary Monsters con le sue dolenti ossessività e la sua assenza di accondiscendenza è “L’Urlo di Munch” di Bowie e come tale non poteva che essere un punto di non ritorno: quando uscì venne inteso quale segnale di come sarebbero stati gli anni ottanta per questo artista ormai cresciuto, ma la storia ha insegnato che davanti ad un bivio anche gli “eroi” sanno smarrirsi.

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