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Let’s Dance (1983)

letsdance

Modern Love (David Bowie)
China Girl
(David Bowie/Iggy Pop)
Let’s Dance
(David Bowie)
Without You
(David Bowie)
Ricochet
(David Bowie)
Criminal World
(Godwin/Browne/Lyons)
Cat People (Putting Out Fire)
(David Bowie/Giorgio Moroder)
Shake It
(David Bowie)

Data di uscita: 14 aprile 1983
Registrato ai Power Station Studios, New York

Prodotto da David Bowie e Nile Rodgers

MUSICISTI
David Bowie
(voce)
Carmine Rojas
(basso)
Omar Hakim
(batteria)
Tony Thompson
(batteria)
Nile Rodgers
(chitarra)
Steve Ray Vaughan
(chitarra)
Rob Sabino

(tastiere)
Mac Gollehon
(tromba)
Robert Arron
(sax tenore, flauto)
Stan Harrison
(sax tenore, flauto)
Steve Elson
(sax baritono, flauto)
Sammy Figueroa
(percussioni)
Bernard Edwards
(basso in Without You)
Frank Simms, George Simms, David Spinner
(cori)

CREDITS
Greg Gorman
(foto di copertina)

 

La recensione di Pierluigi Buda – Heathen958

Chi è l’artista che firma Let’s Dance, campione di incassi e trend dell’estate 1983? Alcuni testi fanno pensare a David Bowie perché affiorano certi suoi temi tipici: tensioni esistenziali, insicurezze, solitudine, malessere (Let’s Dance, Ricochet, Modern Love). E come altre volte queste tematiche vengono mimetizzate con suoni apparentemente leggeri. Ma non può essere Bowie: in copertina c’è un tizio tolto da qualche serial televisivo e la foto ha i colori di una discoteca dell’epoca. Anche la voce spesso farebbe pensare a Bowie, carica com’è della sua tipica alternanza di falsetti (Without You) e di toni baritonali. Per non parlare del tappeto sonoro che sostiene molti brani come fosse una base ossessiva (Modern Love Ricochet Criminal World). Però il disco manca totalmente di europeismo e di sottili rimandi culturali, caratteristiche che in qualche modo contraddistinguono fin qui la maggior parte delle opere musicali di Bowie. C’è proprio da chiedersi chi sia l’artista che si nasconde dietro il nome “David Bowie”. Quella del 1983 è un’operazione discografica sopraffina per qualità di produzione (Nile Rodgers), musicisti (Tony Thompson, Carmine Rojas), presenze inaspettate come Stevie Ray Vaughan, ma il risultato finale è quello del disco più schizofrenico che Bowie abbia mai dato alle stampe e in cui i temi inquietanti di Scary Monsters si mescolano a patinate banalità. Pur facendo credere il contrario, mai come questa volta Bowie si nasconde dietro una maschera che voleva essere quella di un maschio bianco, sicuro di sé e padrone della situazione, vagamente altezzoso ma sempre sorridente. L’artista che crede di poter smettere di essere tale e prova/finge di interpretare sé stesso. In questo senso, sotto la patina straight Let’s Dance è una tragedia della solitudine e del destino dell’artista. Forse nel suo insieme Let’s Dance è una vera Rise and Fall nascosta sotto il magniloquente cromatismo sonoro. Ma chi se ne accorse nella calda estate ’83? Fu un successo mondiale, e giustamente: il disco è piacevole e a tratti divertente (è un bell’aggettivo per un disco di Bowie?) e i video fecero storia. Ma è anche un disco in cui Bowie non suona, in cui inserisce sciocchezze come Without You o Shake It, in cui accetta passivamente che le logiche minimali di Nile Rodgers (China Girl “deve” avere dei suoni orientali) stravolgano sotto un tappeto di suoni opulenti un’estetica costruita in anni di lavoro. China Girl, Criminal World, Cat People escono massacrate dall’edonistico processo di banalizzazione: però il pubblico di tutto il globo gli diede ragione, rendendo vana ogni critica posteriore. Ma è proprio questo il problema irrisolto di Let’s Dance: un magnifico trionfo del vuoto che sommerge brani di enorme potenzialità e fra i più belli che Bowie abbia scritto (Let’s Dance e Ricochet). Ma era l’inizio degli anni ’80 e questi – solamente – otto brani ne sono già l’esageratamente profumata essenza.

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