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Diamond Dogs (1974)

Diamond Dogs (1974)

Future Legend
Diamond Dogs
Sweet Thing/Candidate/Sweet Thing (reprise)
Rebel Rebel
Rock’n’roll With Me
We Are The Dead
1984
Big Brother
Chant Of The Ever Circling Skeletal Family

Tutti i brani sono di David Bowie ad eccezione di Rock’n’roll With Me composta da David Bowie e Warren Peace

Data di uscita: 24 aprile 1974
Registrato al Olimpic & Island Studios, Londra e Studio L. Ludolf Machineweg 8-12, Hilversum,
Olanda

Prodotto da David Bowie

MUSICISTI
David Bowie
(voce, chitarre, moog, armonica, sax, mellotron)
Mike Garson
(tastiere)
Alan Parker
(chitarra in 1984)
Herbie Flowers
(basso)
Aynsley Dunbar
(batteria)
Tony Visconti
(archi)

CREDITS
Guy Peeleart
(foto di copertina)

 


La recensione di Walbianco

Un sinistro ululato e la narrazione di uno scenario da incubo, popolato di mutanti, di città devastate e di bande di sopravvissuti apre l’album che, nell’aprile del 1974, segna l’inizio di un nuovo percorso artistico per Bowie. Basta l’ascolto dei primi minuti di Diamond Dogs per capire che tutto è cambiato: atmosfere musicali, ispirazioni, collaboratori.
Bowie sviluppa un’idea concepita per trasporre in musical 1984 di G. Orwell, e ne tira fuori un concept-album dalle tinte torbide e affascinanti. Le influenze letterarie e musicali sono molteplici: dall’incubo dittatoriale di Orwell, alle atmosfere di degrado urbano di Burroughs; dai Rolling Stones alla musica nera.
Da questo insieme proteiforme di riferimenti Bowie crea un album affascinante e controverso, in cui il sogno spaziale di Ziggy si è trasformato in un incubo terreno di città in degrado, di dittatura, di personaggi ambigui e perdenti: just another future song, only a little kitsch.
L’album è un fantasmagorico viaggio negli incubi collettivi delle società occidentali: era la metà degli anni settanta e il timore di devastazioni nucleari aveva dato vita ad interi filoni cinematografici e letterari. Bowie dice la sua, disegnando un futuro oscuro fatto di oppressione, di degrado, di abbandono, dove società alla deriva sono rette da un potere occhiuto e onnipresente (1984 e Big Brother sono emblematiche). Al tempo stesso, però, è un viaggio negli incubi personali di Bowie: il senso di precarietà e di sbando, un disperato abbandonarsi al sesso, alla droga, ai piaceri notturni per sfuggire le angosce che lo attanagliano (splendido è in questo senso il corposo e visionario testo di Sweet Thing-Candidate), la ricerca di un amore intimo e disperato, vissuto come ancora di salvezza in un mondo oscuro, la deriva della droga, come modo per annullarsi.
Sotto il profilo musicale, l’album è un ibrido, nel quale è possibile raccogliere gli ultimi frammenti di un recente passato glam rapidamente dimenticato (Rebel Rebel), e i primi approcci verso la musica nera (il soul che emerge dalle note di When You Rock’n’Roll with me e dalla chitarra funky di Alan Parker in 1984).
Bowie, che compone tutto da solo, e che suona da sé molti strumenti (chitarra, sax, moog, mellotron) cerca ispirazione anche dagli Stones, in particolare nella title-track, che sfiora il plagio di Brown Sugar, e nel classicissimo rock di Rebel Rebel, che con la sua ritmica e l’inconfondibile riff di chitarra si richiama esplicitamente alla lezione Stonesiana.
Nel mezzo ci sono le lunghe, complesse, costruzioni musicali di Sweet Thing-Candidate, di We Are The Dead e di Big Brother; c’è la folle, delirante danza che chiude l’album in modo magistrale.
E’ qui che Bowie torna a costruire brani sfaccettati, dalle melodie ingannevoli e mutevoli, ora ombrose e lente, ora rapide e fulminanti. Sono i momenti più affascinanti dell’album, quelli in cui l’ascoltatore si perde tra contorti assolo di chitarra e di sax, malinconici tappeti di moog e di mellotron, aggressive esplosioni di batteria.
Ruolo centrale ha qui la voce di Bowie, il quale sfoggia per la prima volta dei registri più bassi che si alternano splendidamente con rapide ascese verso le ottave più alte, prima prova di quella versatilità vocale che esploderà in Young Americans.
Diamond Dogs è stato un album di successo, ma che ha goduto di fama alterna nella critica. Il tempo ha reso giustizia a quest’opera, che rappresenta sicuramente uno dei capolavori assoluti della discografia bowiana.

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