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Alladin Sane (1973)

Aladdin Sane (1973)

Watch That Man
Aladdin Sane (1913-1938-197?)
Drive-in saturday
Panic In Detroit
Cracked Actor
Time
The Prettiest Star
Let’s Spend The Night Together
The Jean Genie
Lady Grinning Soul

Tutti i brani sono di David Bowie ad eccezione di Let’s Spend The Night Together che è composta da Mick Jagger e Keith Richards.

Data di uscita:13 aprile 1973
Registrato ai Trident Studios, Londra e agli Studi RCA di Londra, New York e Nashville

Prodotto da Ken Scott e David Bowie
Arrangiamenti di David Bowie e Mick Ronson

MUSICISTI
David Bowie
(voce, chitarra, moog, sax)
Mick Ronson
(chitarra, piano, voce)
Trevor Bolder
(basso)
Mick Woodmansey
(batteria)
Mike Garson
(piano)
Ken Fordham
(sax, flauti)
Juanita “Honey” Franklin, Linda Lewis, Geoffrey MacCormack
(cori)

CREDITS
Duffy
(foto)
Pierre Laroche
(make-up)

La recensione di Walbianco

Aladdin Sane è l’album che Bowie pubblica nel 1973 per consolidare il successo riscosso da Ziggy in Inghilterra, e per tentare la conquista degli States. Si tratta di un lavoro eterogeneo e proteiforme, composto durante il tour statunitense di Ziggy Stardust, ed ispirato a luoghi, ambienti e atmosfere degli States.
Meno compatto e coerente di Ziggy, e al tempo stesso più eccessivo e roboante, Aladdin Sane è un viaggio musicale difficilmente classificabile: vaga tra citazioni esplicite (Let’s Spend The Night Together) e implicite (Watch That Man) ai Rolling Stones, si imbelletta di atmosfere cabarettistiche romantiche e decadenti (Time), sfuma lungo intricate corse jazzy sulla tastiera del pianoforte di Mike Garson (la title track) o in struggenti ballate dai suoni latineggianti (la splendida Lady Grinning Soul), si ripiega in una sorta di nostalgico omaggio alla musica degli anni cinquanta e sessanta, di cui il nostro ruba ritmi, accordi, “topoi” musicali (è il caso delle due ballads Drive-in Saturday e The Prettiest Star), manifesta la sua anima più aggressiva in assalti rock-blues (The Jean Genie) in ritmi “neri” che fanno capolino qui è lì (Panic in Detroit), o in una pioggia di chitarre sature (Cracker Actor).
Bowie è in piena euforia da successo, e ciò traspare dai testi, che parlano di eccessi, di stelle in declino e di sesso comprato, di amori traditi e di fame di successo, di party senza fine, di droga e di alcool: un mondo di lustrini, di luci e di ombre, dove finzione e realtà si confondono.
Non è più l’aspirante-rockstar che immagina cosa voglia dire essere famosi, come in Ziggy Stardust. Piuttosto è lo specchio in cui si riflette l’immagine, un po’ confusa ed ebbra, di chi finalmente quel successo ha raggiunto.
Agli Spiders originali si aggiungono alcuni elementi nuovi, tra cui spicca il pianista Mike Garson, che arricchisce il suono con preziosismi pianistici che ancora una volta allontanano la musica di Bowie da qualsiasi cliché preconfezionato.
Aladdin Sane ebbe un successo trionfale in Gran Bretagna, e rimane uno degli album più amati nella lunga carriera di Bowie, oltre ad aver offerto alla storia del pop una delle immagini-icona più efficaci: la splendida foto di copertina dell’album, in cui il pallido viso di Bowie-Aladdin è ritratto, gli occhi chiusi, le labbra languidamente socchiuse, attraversato da un lampo blu e rosso: altro esempio di come Bowie abbia fatto del proprio volto e del proprio corpo un elemento essenziale della sua arte.

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