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Giù nell’abisso, Mojo, Bowie Special Limited Edition 2003

Bowie Mojo Limited Edition 2003Dopo Ziggy, Bowie sembrò passare in una zona più oscura. Forse questo è il motivo per cui la fine degli anni settanta fu la testimonianza di alcuni degli album più emozionanti della sua carriera.
“Chi è che l’ha detto? Una meravigliosa analogia: la religione è per coloro che credono nell’inferno, la spiritualità per chi c’è già stato. Per me fa davvero la differenza.” David Bowie 1995

All’inizio del 1975, quando David Bowie collocò sia sé stesso che le sue strane fascinazioni in quel di Los Angeles, la Città degli Angeli era senza dubbio il circondario spiritualmente più depravato di tutto l’universo. Gli omicidi di Manson e i processi che ne derivarono agli inizi degli anni settanta fecero davvero rabbrividire l’intera comunità di Los Angeles. Tutti erano diventati più paranoici ed egoisti, ma nessuno ha posto domande al proprio ambiente decadente . Al contrario, affrontarono questa situazione intorpidendo le proprie emozioni con la cocaina, con il valium, con i quaaludes. Il risultato finale fu che strane forze contorte iniziarono a manifestarsi lungo i bei viali pieni di palme. Vissi sulla Sunset Strip per tre mesi nello stesso momento in cui Bowie arrivò, e ricordo ancora la misteriosa vibrazione della situazione con uno brivido In qualunque posto gli insospettabili pedoni passeggiassero, venivano avvicinati da un giovane veemente che cerca di indottrinarli su un qualche culto equivoco o cose simili. Tutte queste anime smarrire ripetevano la stessa storia: la fine è vicina, il diavolo vincerà, abbandona il tuo ego e tutto ciò che hai di tuo e unisciti a noi nella più sottomessa adorazione a qualche deità fuori di testa. L’élite più ricca di Los Angeles – quelli che di fatto fanno muovere e vibrare la città – aveva già da tempo imparato a non entrare in contatto con i suoi malati, anche se ancora in grado di camminare. Era così semplice. Se non vuoi essere infastidito dalla gente della strada, non uscire più di casa. Impiegando questo procedimento logico al suo estremo, le superstar cercarono di chiudersi nelle loro case a Malibu o a Bel Air, avventurandosi fuori solo per registrare nelle buie sale di registrazione, prive di aria, o per andare a trovare i loro pusher. Ogni tanto c’era qualche brutto spettacolo pubblico; uno dei Led Zeppelin, ad esempio, che distrusse un pub della zona in uno stato di demenza da alcol e droghe varie; o Sly Stone e quelli della sua gang che puntarono la pistola a un addetto dei Record Plant Studios nel tentativo davvero mal riuscito di riavere i nastri originali di quello che Sly aveva registrato. Ma la gran parte della vera follia di quei giorni succedeva dietro le porte chiuse a chiave e i larghi viali delle dimore lussuosamente arredate che prima erano state delle stelle del cinema muto, quelle di cui nessuno ricorda il nome. Una simile sistemazione fu l’ideale per David Bowie in questo frangente di vita. La “English Disco” di Rodney Bingeheimer – un club che Bowie aveva aiutato a lanciare tre anni prima, quando era il re incontrastato del glam rock – era ancora aperta per la maggior parte delle sere della settimana, ma il Duca Bianco, come si faceva chiamare allora, non gradiva proprio frequentare quel posto. Come un serpente, Bowie aveva iniziato a lasciare in giro le sue pelli morte. Il glam era finito, sostituito da una bruciante fissazione per la musica soul – che a sua volta iniziava a calare. Bowie era anche di recente riuscito a separarsi dal suo manager Tony DeFries e dal resto dei cercatori di successo che avevano messo su l’organizzazione della Mainman. Quando scoprirono che la loro fonte di guadagno li stava piantando in asso e stava per levare le tende da Los Angeles, quelli che rimasero iniziarono una frenetica campagna di pettegolezzi. Bowie, raccontavano, era un cocainomane schizzato, mentalmente instabile, che aveva bisogno di essere rinchiuso prima che arrivasse ad ammazzarsi. Bowie Mojo Limited Edition 2003Nelle settimane seguenti al suo arrivo a Los Angeles, le linee telefoniche di tutta l’America pulsavano di chiacchiere su Bowie e sul suo coinvolgimento con streghe di magia bianca, pentacoli, esorcismi e teologia nazista. Il cantante non aveva bisogno di entrare a contatto con la follia delle strade, c’era già tutto nella sua testa fin troppo stimolata. Bowie era arrivato aLos Angeles agli inizi del marzo 1975, poco prima dell’uscita di Young Americans. La title-track era già in tutte le radio, e i deejay e i conduttori dei programmi radiofonici erano tutti convinti che sarebbe arrivata al numero uno delle classifiche. Un abitante di Los Angeles in particolare stava prestando molta attenzione agli ultimi movimenti musicali di BowieIggy Pop nutriva da tempo sentimenti contrastanti per il vecchioZiggy sin da quando lui e gli Stooges erano stati estromessi dalla Mainman nella metà del 1973 da DeFries, che addusse l’uso eccessivo di droghe da parte degli Stooges come causa della rottura. Iggy tendeva più a credere che lui, così come era già successo con Lou Reed e i Mott The Hoople, era stato sfruttato e poi scartato, semplicemente per far brillare ancora di più la stella nascente David Bowie. Non perse mai comunque la sua grande stima per il talento musicale del suo benefattore. Per ritornare all’autunno del 1973, senza un soldo e con necessità di droga, Iggy aveva persino scritto la sua unica recensione di un disco rock, un apprezzamento sorprendentemente positivo del Pin-ups di Bowie, pubblicato sul mensile musicale di Los Angeles Phonograph Records. Trascorse la maggior parte del 1974 nascosto a Venice Beach, senza casa e stravolto, ma si era rimesso in contatto con Bowie durante il Philly Dogs tour di quel autunno, situazione ricordata da un Iggy Pop selvaggiamente pestato nel parcheggio del luogo in cui Bowie stava suonando. Ora, all’inizio del 1975, era ancora senza un soldo e sistemato temporaneamente nell’appartamento su Sunset Strip del chitarrista degli Stooges James WilliamsonIggy e Williamson stavano cercando di formare una nuova band con i fratelli Sales alla sezione ritmica. Avevano già il nome, The Users, ma nessuno a Los Angeles voleva avere più a che fare con Iggy. Tutti dicevano che era oramai uno scoppiato. La situazione di David Bowie non poteva essere più diversa. Era una star mondiale, ricca e con un entourage che assecondava ogni suo capriccio. Lui stesso dava un buon spettacolo di sé stesso, come accadde agli inizi del 1975 quando comparve ai Grammy Awards per presentare Aretha Franklin, e fece un elogio confuso dalla droga alla Signora del Soul, da sembrare Peter O’Toole sotto effetto. E i fan comperavano ancora a tonnellate i suoi dischi. Il suo ego si era talmente ingigantito con tutta la cocaina che prendeva, che non si scusò per avere criticato a viso aperto Bob Dylan, quando i due si incontrarono per la prima volta alla fine del ’74.”Ero davvero convinto che quello che dovevo dire (a Dylan) fosse importante,Bowie ha affermato una volta, prima di concludere, “Sì, penso che mi odi.” Forse fu l’ossessione sempre presente verso tutti quei “nemici” (per lo più immaginari), che si era creato da solo quando il successo e la cocaina avevano avuto il sopravvento, che costrinse Bowie a ricontattare Iggy e a invitarlo a registrare insieme in no studio di prove della zona. Le session del maggio ’75 vedevano Bowie suonare tutti gli strumenti e un Iggy che si inventava in loco i testi. Ci furono momenti di tensione; Bowie ad un certo punto rimproverò Iggy con queste parole, “Stai cantando troppo come Mick Jagger!” e Iggy irritato rispose, “Non sembro proprio quel fottuto di Mick!“. Alla fine della serata, erano state registrate tre canzoni – Sell Your Love, Turn Blue e Drink To Me. “La cosa migliore che io abbia fatto” dice Iggy urlando. Cameron Crowe, un giovane giornalista di Rolling Stone che sarebbe poi diventato un importante regista di Hollywood, scrisse dopo un po’ di tempo su quello che aveva visto quella notte: “Bowie sorride radioso come un padre orgoglioso del suo ragazzo che va a scuola. I suoi bisbigli sono pieni di stupore. ‘Non apprezzano Iggy‘ dice ‘Lui è quel fottuto di Lenny Bruce e James Dean messi insieme. Quando inizia questo flusso verbale libero, non c’è Bowie Mojo Limited Edition 2003nessuno come lui. E’ jazz verbale, caro mio!’” Fu il talento di Iggy verso questo ‘jazz verbale’ che convinse Bowie a lavorare con lui – piuttosto che un desiderio per qualche incontro sessuale à la Velvet Goldmine. David Jones aveva divorato Sulla strada di Kerouac da ragazzo. Ora, a vent’anni, aveva trovato il suo vero amico selvaggio americano – il suo Neal Cassady – con cui condividere la vita. la coppia si sarebbe in seguito imbarcata in molti viaggi, ma prima c’erano alcune cose serie, legate alla sua carriera, che il Duca doveva regolare. Nell’estate del ’75 se ne andò nel New Mexico per comparire nell‘Uomo Che Cadde Sulla Terra, uno strano film sugli extraterrestri e sull’alcolismo. La maggior parte delle fonti sostengono cheBowie non dovette recitare la parte di Thomas Newton, il pallido alieno, superintelligente, corrotto dalla sua permanenza sulla Terra. Dovette semplicemente comportarsi nel modo ultraparanoico, ultranervoso in cui il suo sistema cocainomane lo induceva a fare, e le cineprese fecero il resto. Dopo che le riprese furono completate, la guarda del corpo e autista di BowieTony Mascia, riportò il suo datore di lavoro – apparentemente più in forma dopo una dose di cocaina presa sul set ma ancora pallido in modo preoccupante – a Los Angeles, dove Bowie immediatamente si tuffò nel suo peggiore periodo di dipendenza dalla droga. Sorprendentemente, all’inizio dell’inverno era riuscito a produrre una bella raccolta di brani, mentre, allo stesso tempo, era alle prese con una forma di demenza psichica, sostenuta chimicamente, quasi prossima alla follia. Quando nel 1997 gli fu domandato qualcosa su Station To Station, l’album fatto nella folle e tossica Los Angeles, uscito nel gennaio del 1976, Bowie ha confessato: “Mi ricordo di aver lavorato con Earl Slick sulla chitarra… per urlargli il tipo di feedback che volevo da lui… è tutto quello che ricordo. Non ricordo nemmeno lo studio. So che ero a Los Angeles perché l’ho letto in un libro.” E’ un peccato perché, come lo stesso Bowie cautamente riconosce, è uno dei suoi capolavori. Ovunque nell’America della metà degli anni settanta, gli studi di registrazione era pieni di musicisti che facevano uso di cocaina, cercando disperatamente di suonare del funk senza riuscirci. Bowie, non solo fece dischi funk credibili – Fame lo ha dimostrato – ma era anche capace di portare il suo senso profondamente europeo per gli aspetti drammatici della musica pop in ritmi e solchi suonati da una mistura multirazziale di musicisti di supporto, e di spingere le sue canzoni verso nuovi terreni di sfida. E poi c’erano tutte quelle strane parole da prendere in considerazione: “it’s not the side effect of the cocaine” cantava in tono sommesso nella title-track “I’m thinking it must be love… it’s too late to be late again… the european canon is here.” Ma di che diavolo stava mai parlando? A quelli più preparati su Bowie piace fare riferimento agli insegnamenti di Nietzsche e al fatto che il loro eroe ascoltasse molto i Kraftwerk in quel periodo, per spiegare le imbarazzanti parole diStation To Station, ma anche Bowie ha ora qualche problema a dargli un senso compiuto. Tuttavia, trasmettono una volontà folle e decadente nel tenere insieme la sua nuova invenzione, il Thin White Duke.Golden Years è uno dei suoi pezzi più grandi – un brano stupendo di ispirato pop-funk e con un tale tour de force vocale che il Colonnello Tom Parker contattò Bowie e gli chiese se poteva comporre cose simili per Elvis Presley. Deve essere anche sottolineato che per essere un fanatico cocainomane delirante, sempre a maltrattare le membrane nasali e a intorpidirsi il cervello, la voce di Bowie era davvero molto agile, saltando da un’ottava all’altra con peripezie vocali ardite. Il posto dove è più evidente è la sua straordinaria versione di una canzone che aveva prima sentito da Nina Simone, intitolata Wild Is The Wind. Una chitarra dal timido suono, uno sfondo di basso e batteria che batte, Bowie cerca – e ci riesce – di duplicare la cruda passione della Simone con una performance vocale che è al di sopra di ogni cosa, ma contemporaneamente così piena di sentimento da far venire i brividi lungo la schiena. E’ altrettanto intensa la sua preghiera a Dio, recitata con voce solenne, in un periodo di grande buio, Word On A Wing. Tanto buio quanto apparve al pubblico inglese quando Bowie interruppe le session di Station To Station per fare una intervista oltremanica in diretta con Russell Harty, il conduttore del talkshow inglese. Pallido come la morte e privo di ogni senso di humour, il Thin White Duke parlò quasi come un aristocratico deluso e suggerì anche che sarebbe stato un ottimo leader politico per l’Inghilterra. I suoi fan inglesi ne tornarono tutti convinti che l’esilio non era stato particolarmente buono per la salute psicologica del loro idolo. Mentre Bowie continuava a fissare l’abisso spalancato, Iggy Pop fu riportato in ospedale. Bowie Mojo Limited Edition 2003Ero in un ospedale per malati di mente e a Bowie capitò di essere là per un altro motivo“, Iggy ha ricordato nel 1996 “e un giorno capitò fattissimo con questo abito spaziale, con Dean Stockwell, l’attore. ‘Vogliamo vedere Jimmy. Lasciateci entrare.’ Ora la rigida regola era quella di non lasciar mai entrare gente da fuori. Era un ricovero per malati di mente. Ma i dottori furono colpiti dalla star e lo lasciarono entrare. E la prima cosa che dissero fu? Hey, ne vuoi una riga?’ Mi pare che un po’ ne presi, e fu sgradevole farlo lì. Ecco come ci siamo ricontattati.” Quando Bowie fece il tour in America nella primavera del 1976, Iggy era il suo compagno di viaggio. Il vecchioStooge era lì anche quando Bowie fece quello che sembrò un mal considerato saluto fascista ai fan quando ritornò in Inghilterra a Victoria Station. (Alcuni sostengono che le fotografie ritraggono semplicemente uno “sfortunato saluto”). Ben protetto e al seguito del Duca, magro come uno stecco, coi capelli tirati indietro e il severo palcoscenico in bianco e nero, Iggy ha ricordato di essersi sentito ‘ povero, perso, solo e triste… Ma mi fu offerta una opportunità quando David mi diede la possibilità di fare un disco da solo, con lui come mia band. E nel periodo in cui me lo offrì, il tipetto era un talento incandescente.” in giugno, un mese dopo che lo Station To Station tour era finito – senza ulteriori incidenti – Bowie e Iggy iniziarono a registrare un album insieme agli studi del Chateau d’Herouville, vicino a Parigi. Bowie scrisse la musica, suonò quasi tutti gli strumenti, diresse le esecuzioni vocali e suggerì molti argomenti dei testi. “Lavorare con lui come produttore” afferma ora Iggy …un gran rompipalle – megalomane, pazzo! Ma con idee ottime. Il miglior esempio che posso dare è quando stavo lavorando sui testi di Funtime e lui mi disse ‘Sì, le parole sono buone, ma non cantarla in modo rock. Cantala come se tu fossi Mae West’. Da questo suggerimento ne nacque una voce più minacciosa. Ha un modello di lavoro che ricorre continuamente. Se ha un’idea su un’area di lavoro nella quale vuole entrare, come primo passo, usa dei progetti laterali o lavora per altra gente per farsi un po’ di esperienza e capire un po’ le cose prima di andare e fare… credo abbia lavorato con me allo stesso modo.” Mentre completava The Idiot al Chateau, Bowie iniziò a lavorare su Low, il disco che sarebbe venuto dopo Station To Station. Nello stesso frangente, Playboy pubblicò una lunga intervista fatta da Cameron Crowe durante l’ultimo pazzo soggiorno di Bowie a Los Angeles. “Vorrei essere Primo Ministro,” il cantante affermò in modo provocatorio “Sì, credo fortemente nel fascismo. L’unico modo per liberarci da questa specie di liberalismo ristagnante è di accelerare l’avvento di una tirannia di destra che sia totalmente dittatoriale. La gente diventa molto più efficiente se sottoposta a un regime.” E poi il punto culminante: “Le rockstar sono fasciste, anche loro. Adolf Hitler è stata una delle prime rockstar.” Vedere tali sentimenti espressi sulla carta stampata deve aver dato a David l’occasione di una seria pausa per pensare. Se non ebbero questo effetto, aveva solamente bisogno di mettersi davanti a un bello specchio e studiare il suo fisico scheletrico per vedere tutto quello che non funzionava bene nel suo mondo di uomo isolato dal successo.. Avendo giurato di non voler vivere più a Los Angeles, se ne rimase in Europa, per un po’ in Svizzera (dove la sua fedele assistente Corinne Schwab lo mise in contatto con un terapeuta) prima di trasferirsi a Berlino con Iggy Pop. Spostandosi in un appartamento di sette stanza in Hauptstrasse al 155, nel distretto di Schoneberg dei mercati popolari, si mescolò in modo anonimo con una popolazione per lo più fatta di immigranti e trovò ispirazione per parecchi pezzi strumentali che decise di incidere con Brian Eno, da poco tempo reclutato. “La prima facciata di Low era tutta su di me,Bowie ha più tardi spiegato “Always Crashing In The Same Car e tutte quelle schifezze vittimistiche: non è bello starsene da soli, chiudiamo le persiane e mandiamo tutti a quel paese…” Il disco scioccò gli ascoltatori al primo ascolto. Bowie sembrava lontano e depresso nelle sue cinque interpretazioni vocali, come se la sua personalità si stesse ridimensionando alle nostre orecchie. “Deep in your room/So deep in your room” intonava, come un crooner che implora del Valium in una pubblicità televisiva. Siamo indotti a vedere la personalità depressiva diBowie come l’espressione creativa di un blando esaurimento nervoso causato da mancanza di cibo e sonno e troppa cocaina e anfetamina. Oggi a Bowie piace sostenere che Low e i due album che lo seguirono furono concepiti e registrati in una situazione per lo più libera dalla cocaina, tuttavia altre fonti insistono a dire che non era proprio così. Certamente assumeva molta meno droga a Berlino di quanto avesse fatto aLos Angeles, ma molto alcol veniva consumato. Iggy avrebbe poi raccontato che, in una normale settimana di sette giorni, Bowie e lui trascorrevano due giorni in qualche stato di intossicazione, due giorni a riprendersi dai postumi delle sbornie, e due giorni tranquilli, “e questo è un buon stato di equilibrio per i musicisti“. Dei suoi mesi come ospite a Berlino a casa di BowieIggy ricorda ancora questa semplice routine. “Svegliarsi al mattino al quarto piano di un edificio senza acqua calda e farsi un bagno. Tagliarsi un po’ di pane integrale e formaggio e mangiare. Poi passeggiare per la città, che non era cambiata dal 1910: suonatori d’organetto con ancora le loro scimmiette, bei spettacoli di travestiti. Un mondo diverso. Alla sera, andavo a cena con Bowie, a vedere un film o Starsky & Hutch – questo era. Se non c’era abbastanza da fare, incontravo un po’ di gentaglia e mi sconvolgevo e ubriacavo. Bowie Mojo Limited Edition 2003A volte mi facevo le brutta roba con Bowie e di roba buona con la gentaglia.” Qualunque fosse la ‘roba cattiva’ che Bowie consumava, questo non bloccò il suo bisogno ingordo di creare. La nuova musica si fece realtà negli studio Hansa By The Wall di Berlino dove fu creata la parte finale di LowLust For Life e “Heroes”Bowie aveva passato il 1977 in uno stato di grande attività, ma di basso profilo. Aveva scelto di non promuovere Low, a parte le riprese a Parigi per il video di Be My Wife, e invece si mise in tour come tastierista, lontano dalle luci della scena, per Iggy Popper il suo ritorno a primavera con l’album The Idiot. Subito dopo la fine della parte americana del tour, la band di Iggy – con Bowie al comando – entrò negli studi Hansa e registrò i pezzi per Lust For Life. “Bowie è davvero un tipo veloce” Iggy ha poi detto, ripensando a quelle session, “E’ un pensatore velocissimo, azioni molto veloci, una persona molto attiva, acuta. Capii che dovevo essere più veloce di lui o di chi sarebbe stato quell’album, mio o suo?“. Lust For Life si rivelò più vicino alle attitudini di Iggy, tipo live band in studio, anche se Bowie è ben presente con una splendida musica idealmente creata per il sensuale vocione da baritono di Iggy. Subito dopo le session con Iggy, convocò il grande, spesso sottostimato, Tony Visconti e il resto della sua squadra e iniziò a lavorare su quello che sarebbe presto diventato “Heroes”Brian Enoc’era ancora, di nuovo a combattere contro tutti i periodi bui della metodologia musicale. Ma l’altra star che davvero fece la differenza fu Robert Fripp, il chitarrista dei King Crimson dalla faccia di gufo che eseguì una serie di devastanti riff e assoli su una ritmica funk sulfurea, creando un credibile ibrido art-rock-funk buono per futuri utilizzi. Rimane ancora l’esecuzione migliore di tutta la sua carriera. “Gli dissi, suona comeAlbert King” Bowie ricorda “Mi guardò sorpreso per un istante, poi fece tutto il possibile per arrivarci in un qualche modo, ma a modo suo ne venne fuori. In cose tipo Joe The Lion era lui che dava una bella scossa al blues.” Secondo Eno, tutto quello che Fripp suonò in “Heroes” fu fatto con una sola esecuzione. Joe The Lion era l’omaggio di Bowie all’artista underground Chris Burden, che spesso si mutilava, tanto da inchiodarsi sul tetto di una Volkswagen a Venice, in California nel 1974. A Iggy piaceva e Bowie si fissò subito sul ruolo di Burden come di un individuo che si crocifiggeva letteralmente per la sua arte. Lo stato d’animo generale era comunque positivo durante la registrazione. Bowie e Eno comunicavano molto con uno gioco di voci preso in prestito dai personaggi di Derek e Clive di Peter Cook e Dudley MooreBowieinserì poi questa cosa stramba anche nel processo creativo, intonando la parola “Arabia” nel brano finale dell’album The Secret Life Of Arabia come se fosse Bernard Bresslaw in una parodia di Carry On. L’umore in studio era generalmente alto, e l’uso della droga era generalmente basso. Tony Visconti ha più avanti definito le session di “Heroes” come “un periodo tanto positivo nella vita di Bowie. Era, di fatto, un eroe. Ci sentivamo tutti eroi. Fu un album eroico.” E tuttavia l’album è oscurato da un umore buio e da uno strisciante senso di angoscia e di imminente tradimento. A Berlino Bowie si era appena unito al famoso transessuale Romy Haag, ma poi scoprì che Haag usava la loro relazione per farsi pubblicità. Era sempre più pressante il suo desiderio di liberarsi della moglie Angie. Durante le registrazioni di “Heroes”David avviò le pratiche del divorzio, dopo essersi preso in custodia il figlio Zowie. Ne consegue che pezzi come Blackout risuonano di oscuri messaggi di addio a qualche ingenua preoccupata. Non è un disco felice, ma nel complesso è una affermazione molto più importante di Low, perché Bowie è chiaramente di nuovo vivo e vegeto ad affrontare il suo dolore, invece di fuggirlo con l’aiuto di varie sostanza chimiche. “Heroes” diventò col tempo uno degli album più innovativi degli anni settanta con innumerevoli nuovi arrivati della new wave che cercavano disperatamente di farsi una carriera scimmiottando la tumultuosa mistura tra lo splendido vocione di Bowie, la chitarra a mitraglia di Robert Fripp e la struttura metal-funk di Dennis DavisGeorge Murray e il brillante Carlos Alomar. L’ultimo – ma non minore – degli album di Bowie in cui Eno è coinvolto è Lodger, pubblicato nel maggio del ’79, e registrato con la band che lo aveva accompagnato nel bel tour mondiale iniziato nella tarda primavera del 1978, il suo primo da due anni. Inizialmente intitolatoDespite Straight Lines o Planned Accidents, il progetto si complicò quando Brian Eno decise di controllare il flusso creativo delle idee. Tony Visconti ricorda che Eno “fece un elenco sei suoi otto accordi preferiti e l’attaccò al muro dello studio e con una bacchetta da insegnante li indicava. Diceva a questi tre tipi di colore (Alomar, Davis Murray) che venivano dalla parte più dura di New York “Suonate qualcosa di funky. Mentre le registrazioni andavano avanti, Bowie e Eno iniziarono a discutere un sacco su come ogni singolo pezzo doveva suonare. Alla fine dell’album, come ci fa vedere Red MoneyBowie ripete enigmaticamente la frase “project cancelled“. Non avrebbe più lavorato con Eno per altri quindici anni. Ad ogni modo, Lodger è alla fin fine debole perché le canzoni di Bowie sono state concepite in modo pigro e non sono particolarmente ispirate, tranne Repetition con le sue martellanti emozioni contro sua moglie e il tormentoso coro di matti di DJRed Money è Sister Midnight di Iggy Pop con l’aggiunta di testi incomprensibili,Move On è Travelling Man di Ricky Nelson rivestita in stile new wave, mentre Boys Keep Swinging Fantastic Voyage condividono “la stessa struttura di accordi, addirittura nella stessa tonalità“, come Visconti ha sottolineato più avanti. Bowie fa del suo meglio per metterci dentro la consueta drammaticità ma non ne sembra proprio convinto; è evidente che avrebbe preferito passare il suo tempo sui monti della Svizzera a sciare, a Bowie Mojo Limited Edition 2003prendersi una salutare abbronzatura. Nulla di cui preoccuparsi: Bowie avrebbe ritrovato l’ispirazione quando lui e Visconti sarebbe ritornati in studio un anno dopo per Scary Monsters, probabilmente l’album più sbalorditivo che Bowie abbia mai fatto. Oggi, naturalmente, riconosciamo tutti l’impatto che gli esperimenti di suoni e parole di Bowie della fine degli anni settanta ebbero sulla musica pop di quel periodo. Senza quelli, Nick Lowe non avrebbe mai scritto I Love The Sound Of Breaking GlassGary Numan, i Simple Minds e gli Human League non avrebbero avuto carriere di tanto successo e iJoy Division probabilmente non sarebbero esistiti. In Reality, il suo ultimo album, Bowie ritorna a quel periodo, ora lontano, in Bring Me The Disco King, il brano più convincente che è riuscito a fare negli ultimi vent’anni. Su un melanconico piano jazz, canta in modo disperato su “killing time in the ’70’s” e sui “damp morning rays in the stiff bad clubs” di Berlino. “Memories that flutter like bats out of the hell“.. in cui canta come un fantasma che rivisita gli spazi vuoti del suo pazzo mondo originario fatto di invenzioni e illusioni. Bowie sopravvisse a tutti i rischi del successo, delle droghe, dell’egocentrismo ma doveva ancora convivere con l’ossessionante idea che produceva le sue cose migliori quando il suo stato d’animo era ai livelli più bassi. “In qualche modo, quegli album catturavano – come nient’altro in quel periodo – un senso di struggimento per il futuro che tutti sapevamo non sarebbe mai passato“, Bowie ha detto nel 2001, “Niente era simile a quegli album. Se non ho mai fatto un altro album non è importante ora, la mia essenza più completa è in quei tre. Sono il mio DNA.”

di Nick Kent

 

 

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