Home / Bowie in Italia / La Stampa 1980 -1989 / “IS THIS CONCRETE ALL AROUND” from “All The Young Dudes” David Bowie, L’UOMO Vogue, settembre 2003

“IS THIS CONCRETE ALL AROUND” from “All The Young Dudes” David Bowie, L’UOMO Vogue, settembre 2003

Testo di Anthony De Curtis, foto di Steve Klein

Sono un ansioso” sorride David Bowie, passandosi le dita tra i capelli. “Sono apprensivo, posso perdere il sonno e l’appetito anche per un nonnulla“. Il tono è serio e sembra sincero, ma con lui, maestro di trasformismo, non si può mai dire. Di prim’acchito non sembrerebbe affatto teso. A 56 anni, ha ancora quell’ aria sicura di sé, provocatoria della rock star che alterò il corso della musica popolare quando irruppe sulla scena all’ inizio degli anni settanta, e da allora non ha perso un colpo. A mezzogiorno è entrato nello studioLooking Glass di New York (nel quartiere di Noho, non lontano da dove abita con la moglie, la top modelIman), fresco e tranquillo, nonostante la giornata afosa. Indossa una giacca di denim beige, un berretto, una t-shirt marrone, jeans avorio e sneakers. Posata la borsa, si è accomodato in uno di quei divani orribili e sfondati che, a quanto pare, sono in ogni studio di registrazione. Bowie è una di quelle rare persone che, quando parlano, riescono a esprimersi con frasi ben formulate, piene di sfumature, sottintesi e ironiche allusioni. Le sue parole paiono spontanee. Di modi raffinati e cortesi, ascolta attentamente le domande, poi dice la sua senza preoccuparsi di quel che pensa l’interlocutore, né tantomeno di ciò che lui stesso possa aver detto in passato. Non teme di cadere in contraddizione. Considera le sue stesse convinzioni del tutto provvisorie; e non potrebbe essere altrimenti, per uno diventato famoso cambiando immagine e “personaggi” – da Ziggy Stardust ad Aladdin Sane, fino al Duca Bianco, dall’androgino trasgressivo al suadente cantante di cabaret – Bowie, in questo studio, sta dando gli ultimi ritocchi al suo nuovo album, “Reality“. Titolo strano per uno che nella musica, quanto nei ruoli interpretati – vedi l’alieno de “L’uomo che cadde sulla Terra” o il grottesco protagonista di “The Elephant Man” – ha sempre lasciato aleggiare il dubbio su ciò che è vero e ciò che è falso. “E’ ironico” ammette ridendo. “Difatti l’immagine della cover, così dichiaratamente falsa, lo contraddice. E’ la solita, vecchia questione: cos’è reale, cosa no? Una di quelle domande che mi pongo da sempre e rimaste sostanzialmente insolute. Forse oggi ho trovato qualche certezza, giusto un paio, ma i più importanti interrogativi restano aperti. La mia vita spirituale è una delle domande ricorrenti; ma in definitiva credo che non vi sia risposta. Forse perché non sono del tutto ateo“. continua. “Una parte di me si ostina a credere. Nei primi anni Settanta sembrava importante cavalcare questo nuovo dualismo, per cui niente è solo bianco o solo nero, non esiste una verità assoluta“.Tace un momento. poi riprende: “Ma ora, a quest’età, mi chiedo se non avessi torto, se Dio non esista davvero“. Le preoccupazioni di Bowie in questa fase della vita, dunque, sono un problema di fede. Non a caso ha intitolato il suo ultimo album “Heathen“, pagano. Uscito lo scorso anno, il disco riflette una crisi spirituale scatenatagli dall’attentato alle torri gemelle, l’11 Settembre 2001. BowieIman e Alexandria, la loro figlioletta nata nel 2000, vivono a circa un miglio di distanza da Ground Zero. Ricorda: “E’ stato un terribile shock. Iman e nostra figlia erano qui quel giorno; io mi trovavo a Woodstock, a lavorare a “Heathen“. Quando tornai in città, tutta la zona intorno al luogo del disastro, era stata chiusa. Iman dovette andare dai poliziotti di guardia alle barricate col mio passaporto, per dimostrare che vivevo là…“. Come inglese trapiantato negli Stati Uniti. Bowie si è trovato in una posizione assai scomoda, per via delle tensioni sorte fra Usa e parte dell’Europa sulla guerra in Iraq. Quando gli si chiede la sua opinione, esita un po’, anche perché nell’immediato dopo-11 settembre, criticare la politica estera del governo Bush si è rivelato dannoso per gli artisti e la gente di spettacolo. Dopo aver scelto le parole, risponde: “Ho idee precise in merito, ma non vorrei renderle pubbliche“, dice. “Per quanto riguarda l’Inghilterra, penso che il Primo Ministro aspirasse a diventare il timoniere d’Europa. Deve aver pensato che avrebbe avuto gioco più facile sposando qualsiasi strategia avesse adottato l’America. Per essere il primo della classe. Ma ormai deve aver capito che quello non era il modo più giusto di agire“. E aggiunge: “Meglio che non faccia commenti sugli americani“. Poi, però tira un sospiro, e lascia che la franchezza abbia il sopravvento. “Oggi“, riprende, “stiamo entrando in un’era di politica globale: un centinaio di aziende americane sono legate a doppio filo con il governo. L’ obiettivo finale è fin troppo evidente, chi non riesce a leggere tra le righe è idiota. Quello che mi spaventa di più è proprio l’idea di un mondo simile, plasmato dalle multinazionali, dove un unico paese domina su tutti. E, naturalmente, è questo cui si oppone l’Europa“. Poi alza gli occhi al cielo, e sbotta, platealmente esasperato: “Ma che ne so. Io sono solo un cantante rock“. Uno dei tratti che caratterizzano il Bowie di oggi è la scomparsa di quell’aria di altezzoso distacco che aveva en tempo. Mutare forma, anche esteticamente, e la distanza da cose e persone sembravano essenziali del suo DNA. Sembrava un cittadino remoto del mondo, sempre a cercare un altrove, allergico a qualsiasi impegno. Oggi non più. “Sono un newyorkese” afferma secco. “E’ strano. Non avrei mai pensato di dire una cosa del genere. Ho sempre vissuto secondo il principio bohémien: ‘La mia casa è dove appendo il cappello’. Ma tutto è cambiato quando ho incontrato Iman, e mi è venuta voglia di metter su casa insieme. Ora mi piace qui, non potrei neanche immaginare di stare altrove. Mia moglie e io abitiamo qui da dieci anni; l’altro giorno mi sono accorto che questo è il posto dove ho vissuto più a lungo in tutta la mia vita“. La nascita della figlia ha rafforzato la sua voglia di mettere radici. “Stavo sempre in giro, e tra un viaggio e l’ altro componevo e registravo“, dice. “Ora non ne avrei più l’energia. Bisogna essere single. Per un bambino è una vita troppo dura, non lo si può sballottare di qui e di là, facendogli cambiare scuola continuamente. Non voglio che mia figlia subisca questi stress“. Bowie ha anche un figlio trentenne, Joe (inizialmente chiamato Zowie), nato dal suo decennale – e burrascoso – matrimonio con Angela Barnett; con lui, il cantante dice di essere in ottimi rapporti. Certo, la sua nuova vita lo soddisfa di più. “Mi sono liberato di quel senso di solitudine che mi angosciava prima. E che faceva da sfondo a molte canzoni che ho scritto. Gran parte delta mia produzione musicale era pervasa da uno struggimento che, ora me ne accorgo, nasceva dal sentirmi solo nel profondo. Non ho mai sentito il bisogno di confidarmi con altri. A livello emotivo avevo paura di legarmi a qualcuno. Ora non potrei vivere più cosi, è troppo duro“. Tuttavia è impaziente di rimettersi on the road, dopo l’uscita di “Reality“. La tournée lo porterà in Europa, Stati Uniti, Australia e Giappone. Sarà uno show molto semplice: “Non mi sento più come se salire su un palco fosse una questione di vita o di morte“, spiega. “Ora sono rilassato. e proprio per questo riesco a ricreare l’intimità di una piccola sala anche nei grandi spazi. Mi sono reso conto di essere solo un cantante. Il mio lavoro è intrattenere il pubblico per un paio d’ore. Quindi userò soltanto la mia voce, e un buon impianto luci“. La sua nuova filosofia nasce da ciò che Bowie chiama “L’illuminazione del finito“: l’ aver capito che la vita non durerà in eterno, per cui conviene godersela finché se ne ha l’opportunità. .”Negli ultimi dieci anni ho stabilizzato la mia vita in modo da sentirmii sereno e sicuro di me“, dice. “Non avrei mai pensato di essere cosi attaccato alla famiglia. Qualcuno ha detto che quando invecchi diventi la persona che avresti sempre voluto essere: a me sta succedendo proprio questo“. Poi conclude: “Il vero choc è stato scoprire che i luoghi comuni sono veri. Gli anni passano. La vita è davvero breve come dicono. Per questo ho creato, e voglio conservare, un porto sicuro in cui mia figlia possa crescere. Questa è la mia priorità. II lavoro darà più luce e gioia alla mia vita, ma è la vita in sé la cosa più importante.

Anthony De Curtis

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi