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INCONTRI – Sul set del film “Il mio West” giugno 1998

MW13David Bowie è in Garfagnana per le riprese del film di Pieraccioni “Il mio West”. Questi i resoconti degli incontri dei VelvetGoldminers in quesi giorni: 

dal N°2 (novembre 1998) della fanzine VELVET GOLDMINE
“Un incontro ravvicinato sul set del film Il mio west” a cura di Leonardo Manenti

Tutti sanno che Bowie è venuto in Italia per girare Il Mio West, con Harvey Keitel e Leonardo Pieraccionì. Tutti sanno che è rimasto in Garfagnana per circa i5 giorni. Tutti sanno che è arrivato il 1° di giugno all’aeroporto di Pisa. Ma in quei giorni non tutti sanno che i telefoni di alcuni di noi erano roventi, reali trasmettitori di notizie, dettagli precisissimi, etc…Ìn realtà è stata l’occasione per molti di VELVET GOLDMINE…un’occasione… incontri ravvicinatissimi con molti fans italiani. Leonardo Manenti ci racconta il suo appassionato close encounter.

WOW!!! WHAM BHAM THANK YOU MA’AM !!!! Per chi non se ne fosse accorto David ha in mano la nostra fanzine.WOW!!l Quattro individui pallidi sotto la pioggia nel tardo pomeriggio di…: “Certo che se è li e non si fa vedere…sì…insomma è anche grazie a noi che… “Ehggià” “Scusate ma non è tenuto.. .difende la sua privacy, non siamo in una situazione pubblica. ..e poi chi ci dice che sia veramente li?” “Figurati, per me è li, è proprio li”. Intanto piove e ore abbiamo vagato, ubriacati di curve, di false piste e di dubbio; ora attendiamo sospirando davanti ad una bellissima villa residenziale accerchiata dal verde, fissando ammusoliti un’imposta chiusa dalla quale filtra sommessa luce elettrica. Che fa? Legge, dipinge? Passano minuti e minuti e minuti, niente: vago senso di idiotismo. Da una finestra del piano inferiore un cuoco con un cameriere in livrea alle sue spalle ci intima ripetutamente di allontanarci altrimenti interverranno le guardie del corpo (!), “bravo, non ci muoveremo da qui!”. Improvvisamente.., rumore di auto, portiere che sbattono dietro l’angolo; corri!, corri! E’ un falso allarme e più che falsa la giovane donna scesa dall’auto che si rivela essere la tenutaria del fondo e che giura, giura che nella villazza non ci sta proprio nessuno, tranne la sua facoltosa madre. Ci allontaniamo con le braccia penzoloni verso la nostra macchina, (solo il giorno dopo scopriremo che la nostra sortita era invece del tutto fondata).

Torniamo all’albergo rabbuiati in volto da una stanchezza viola, soltanto un po’ alleviata dalla speranza di poter carpire informazioni a qualche comparsa intravista all’ora di pranzo nel salone-ristorante. Infatti durante la cena, la provvidenziale, indomita Valeria interloquisce con due di loro: un bel mustacchione nero nero e un albino dall’aria cattivissima. Non ne ricaviamo gran che, pare certo comunque che Lui debba girare l’indomani mattina. Dai, sù!, a nanna che domani ci aspetta la fatica….ma prima di dormire, in camera, io e Valeria imbastiamo una saporita chiacchierata su .. internet.. .etica.. .e ovviamente Lui, er divino Duca nostro, er mejo artista der monno, alimento immaginifico di costellazioni sonore e visive che si sviluppano, snodano nello spazio cosmico, incerto, dei nostri desideri, emanando impercettibili reazioni chimiche che dalla corteccia cerebrale puntano dritte al cuore dove il linguaggio cede e parlano le emozioni…certamente quella notte l’uomo caduto sulla terra ci visitò nel sonno lasciando luminescenti macchie bianche, nuove stelle nella nostra cosmologia interiore, fatte della stessa stoffa di cui sono intessuti i sogni. Su dai, dai!

E’ mattino inoltrato, il sole non splende, ma va bene lo stesso; si parte alla volta di Vagli di Sopra e poi più su, a piedi, attraverso una stradina sterrata che porta ad un avvallamento entro il quale è stato ricostruito un improbabile pezzo del vecchio west, (sul film meglio tacere). Una volta giunti riconosciamo due note figure. Hallo crazy girI (Grazia), hallo Pretty pink rose (Carlotta): sono li dal primo mattino e son contente di vederci, sfido!, e di condividere insieme la bowiemattana. Si discorre del più e del meno, si guardano foto, dico che il bowieperiodo di metà ’80 mi fa proprio cagare, Grazia è d’accordo; interroghiamo i due omaccioni della security ; si aggiunge al gruppetto un giovane, strano austriaco.. .un caffè nel baita-bar. . .uno sproloquio (mio) contro la musica merdosa italiana ed estera.. .si aggiungono (dopo) due dolci ragazzi di..?.. lei è scultrice e ha in macchina un dono per Lui, ma non fara’ in tempo. Passano secondi, minuti, ore; ormai stiamo zitti e guardiamo fissi oltre la sbarra che impedisce il passaggio ai non addetti formulando mentalmente le ipotesi più bizzarre. E’ passato mezzogiorno, è passata anche l’una e l’una e mezza, intanto il sole fa capolino.

A un certo punto, sollevata la sbarra, comincia a fluire gente in costume dal set e si dirige verso la tenda-ristorante collocata appena un po’ più sotto; tutti ci sfilano davanti, ma Lui dov’è? La nostra attenzione si fa spasmodica. Uscirà? Andrà a mangiare con gli altri? Ci saluterà, ci volterà le spalle, passerà in macchina, si fermerà, si fermerà? Zitti! Pare! Quella figura, vedi come cammina, vedi come si distingue dagl’ altri?…si…Si! Li dietro quelli, vedi,, vedi?…E’ lui, è lui, è lui, è lui!…Non cammina, incede mollemente, con grazia naturale, si avvicina, si avvicina…DAVID!! Ci ha visti, sorride e viene! viene verso di noi e sorride, sorride, sorride. …great David, great David, great David… E’ qui!, è davanti a noi e sorride, sorride, autografa cd, stringe mani caldamente… great David. great… osserva divertito la nostra fanzine che gli abbiamo porto, dice di conoscerla, ringrazia ed ha veramente una voce sublime; sposta l’attenzione sulle braccia scoperte di Grazia e Carlotta dove vede tatuati due suoi autografi e si lascia sfuggire un delizioso “Oh my God…”, prontamente Barbara si fa autografare il braccio a sua volta. Dice che no, non prevede concerti per luglio come erroneamente annunciato da qualche parte (sul sito web Teenage Wildlife) e che “yes, sure” si farà fare delle foto con noi (!!); Valeria, a gola secca, impazzita d’ardore mistico, mi rifila la macchina fotografica e io che non capisco più niente, inginocchiato per l’inquadratura tremo e non riesco a mirare e quando sto per scattare copro per benino tutto quanto l’obbiettivo con il cd di Low che lui mi ha autenticato, “Fermo!, togli il cd!”, “Ah ecco, bene…”, scatto, una, due volte e intanto penso fermati, fermati ancora, non andare via; e lui rimane ancora, gli corro in fianco mentre consegno la macchina a Valeria che, magnanima, scatta più foto possibili con lui e me, vicini.

Giunge il momento, alcuni vulcanici minuti sono trascorsi e non può fermarsi oltre, ma prima di andarsene, stringe a tutti la mano calorosamente (è la cosa che personalmente ricordo con maggiore gioia), tanto bene come poche volte capita e poi prende ad allontanarsi piano piano, con la nostra fanzine stretta in pugno, ancora sorridendo e ancora voltandosi per salutare. Beato cielo, ma cos’è stato? Mi ronza la testa e ho la vista annebbiata da grossi lacrimoni che cerco di trattenere, perché è stato bellissimo, perché lui, il mito, la leggenda vivente è stato li a pochi centimetri da noi. Non dimenticheremo mai più, anche e soprattutto perché non solo è un grande artista, ma anche una gentile persona, una persona squisita, un essere speciale… .eh sì, il fascino non è acqua, il fascino è David Bowie.

Leonardo (e Valeria, Barbara e suo marito, Grazia, Carlotta) (e Stefano e tutti gli altri in spirito) 


(le foto ritraggono alcuni fans insieme a David Bowie durante le riprese del film)

L’ incontro di Federica sul set del film che David Bowie ha girato in Italia, Il Mio West

Premetto di stare per raccontare l’incontro più importante della mia vita.

Per un lungo periodo ho evitato di parlarne di proposito, quasi temessi che qualcosa potesse sfuggire dalla memoria e se ne scappasse chissà dove assieme alle parole. Volevo tenere tutto chiuso e sigillato dentro di me, nel pezzo di cuore dominato da David, insomma, nel cuore intero per certi versi. Non mi sfiorava nemmeno l’idea di scriverne da qualche parte, anche perchè non avrei saputo da dove cominciare.
Devo confessarvi che pure adesso mi trovo parecchio in difficoltà, non so da che parte prenderla.
Sono assolutamente convinta che qualsivoglia mezzo espressivo sia totalmente inadeguato a rendere una lontana idea di ciò che ho provato e che sto tuttora sentendo mentre butto giù queste righe, ma farò del mio meglio. Mi prende una stretta alla bocca dello stomaco quando ripenso a quei momenti, al preciso istante in cui ho potuto rivolgergli la parola e a tutta l’avventura, se volete chiamarla così.
Nel periodo in cui David stava girando le riprese del Mio West (estate 1998) ho trovato per caso su internet delle informazioni su dove alloggiava in Toscana e, senza pensarci due volte, ho chiamato dei miei amici di Taranto (tra cui StefyZ) e siamo partiti alla volta della Garfagnana.
Tutti gli altri miei amici a dirmi quanto fossi folle a fare ciò, ma io non li stavo a sentire: solo lui in mente, non importava niente, solo la remota possibilità di uno sfuggevole incontro mi dava una scarica d’adrenalina per fare qualsiai cosa.
Dopo aver scoperto dove avevano luogo le riprese ci siamo precipitati lì, con un colpo di fortuna abbiamo conosciuto Veronesi che ci ha fatto entrare sul set dato che, a detta sua, gli eravamo simpatici. Ha sottolineato che avevamo libero accesso dovunque, ma eravamo quasi paralizzati per l’emozione.
Alla fine ecco David, bello come solo lui può arrivare ad essere, e assieme a lui una guardia del corpo bastarda dentro che, dopo qualche ripresa a cui abbiamo assistito da non tanto lontano, ha elevato dei pretesti e ci ha rimandati fuori. A nulla ha valso dire che il regista era dalla nostra, l’uomo di ghiaccio non sentiva ragioni. L’unica consolazione è stata veder David andarsene qualche tempo dopo, un saluto dalla macchina e nulla più.
Il giorno seguente l’abbiamo trascorso fuori dalla casa in cui alloggiava, ma senza alcun frutto. Non credo di aver mai preso tanto freddo in vita mia senza sentirlo affatto. Ogni tanto the bodyguard veniva a cercare di mandarci via, ma noi, imperterriti e memori di Salvi di Striscia la notizia che ci aveva insegnato a protestare nel caso non ci fosse segno di proprietà privata , come nel nostro caso, non ci siamo lasciati spaventare.
Il giorno dopo eravamo di nuovo lì. Abbiamo scorto David che fumava sul balcone. Solo quella vista mi ha stravolto. Allora ho scritto un cartello che diceva: please stop one second. L’ho dato a Tiziana e ho lanciato l’idea di cantare qualcosa quando fosse uscito. Per me era l’unico modo per farlo fermare. La strada era stretta e non avrebbe potuto non notarci.
Ad un certo punto s’è aperto il cancello e un’auto è uscita. Niente, era solo Coco. Ma nella macchina successiva c’era lui… appena ho visto che David era lì e ci salutava ho iniziato a cantare, seguita da Tiziana: “waiting so long, we’ve been waiting so long…”. Non so che cosa sia venuto fuori alla mia gola, tremavo come una foglia, ma, magicamente, non appena ci ha sentito intonare quelle quattro note, David ha fatto segno all’autista di fermarsi e ha tirato giù il finestrino.
Tempo di scambiare poche parole e di firmare qualche autografo ed io ero già in estasi. Gli altri idem.
Si è dimostrato molto affabile e, come al solito, bellissimo.
Magari per voi non è moltissimo, ma io non lo dimenticherò più. Non lo scorderò mai.
E adesso non scrivo più perchè sennò mi emoziono troppo.
Ciao gente,
aspettando la prossima volta,
baci

Fede

PS Niente foto, purtroppo. Però non è che servano, quando ogni cosa sta radicata dentro, vero?

 

Se volete raccontarci i vostri incontri con David Bowie e/o la sua Band scrivete a velvetgoldmine@velvetgoldmine.it

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