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Never Let Me Down 2018

Never Let Me Down 2018: il primo ascolto

Never Let Me Down 2018, la versione re-incisa e riarrangiata dell’originale del 1987, è una sorpresa che sicuramente stupirà tutti e dividerà i fan. Sarà un’esclusiva del cofanetto “Loving the Alien” e non sarà perciò pubblicato separatamente.

Never Let Me Down 2018 è stato presentato, in gran segreto, ad una platea ristrettissima di persone nel mondo. Paul Bromby, direttore marketing del catalogo di Warner Music International, ha voluto organizzare degli incontri riservati in giro per l’Europa per poter far sentire in anteprima il disco. Tutto si è svolto nella massima segretezza e Velvetgoldmine, insieme alle altre poche testate giornalistiche coinvolte, ha dovuto firmare un documento di riservatezza sui cui era riportata anche la tempistica di divulgazione delle informazioni. In tutto il mondo, ci ha detto Bromby, solo 25 persone hanno potuto ascoltarlo. La sessione di ascolto si è svolta presso  all’Hi-Fi Club di Milano.

Prima di raccontarvi questa chicca che è Never Let Me Down 2018, facciamo allora un passo indietro fino al 2008: è l’anno in cui David Bowie ha gettato il seme di questo progetto. Per la compilation iSelect chiese a Mario J. McNulty di remissare il brano Time Will Crawl. Sterling Campbell incise una nuova traccia di batteria che andò a sostituire l’originale, e fu aggiunta una sessione di archi. Bowie ne fu entusiasta e espresse il desiderio di poter lavorare anche alle altre tracce, fino a scriverlo sulle note della compilation: “Oh, to redo the rest of that album” (oh, poter rifare il resto di quell’album). In seguito Bowie espresse a McNulty la volontà di rimettere mano all’intero album e ne parlarono in maniera approfondita. Voleva che fosse suonato da musicisti diversi e che suonasse “come il disco di una band”.

Con un salto temporale di dieci anni, arriviamo dunque a Never Let Me Down 2018. McNulty è entrato negli Electric Lady Studios di New York insieme al batterista Sterling Campbell, al bassista di ★ (“Blackstar”) Tim Lefebre, a David Torn alla chitarra e … udite udite: Reeves Gabrels. Sì, avete sentito bene: Reeves Gabrels e questo gruppo fenomenale si è riunito e ha risuonato Never Let Me Down. Aggiungete una sezione di archi, arrangiata da Nico Muhly, e la mascella potrebbe anche non chiudersi più.

Si è voluto quindi dar seguito ad un desiderio di Bowie che non ha potuto concretizzarsi.

La nuova versione è ovviamente sostanzialmente diversa dall’originale: tutte le parti di David Bowie, non solo la voce ma qualsiasi strumento da lui suonato, sono state ovviamente preservate e anzi, messe in primo piano. È proprio la voce di David ad uscire prepotentemente: non più affogata nel missaggio degli anni ’80, rivela una vena più scura e profonda, come più scuri sono gli arrangiamenti che ricalcano le tematiche dell’album.

Alcuni arrangiamenti richiameranno Heathen, altri addirittura Outside.

David Bowie 1987 Loving the Alien cofanettoAnche la copertina di Never Let Me Down 2018 è stata ripensata e sono stati utilizzati degli scatti della stessa sessione fotografica.

Ma non fraintendete: Never Let Me Down soffriva moltissimo degli arrangiamenti che lo affossavano completamente, ma anche di un certo calo di ispirazione. Le canzoni sono quelle e, sebbene alcuni brani fossero di ottima fattura, alcuni anche molto buoni, altri erano e rimangono deboli.

Nettamente migliori rispetto all’originale, ma non c’è da gridare al miracolo.

Siamo convinti che David Bowie avrebbe apprezzato questo progetto. Ora, sappiamo bene che i fan più “puristi” grideranno allo scandalo e ai tentativi di riscrivere la storia. Per un fan di Bowie essere un purista è d’altronde un controsenso: se c’è una cosa che abbiamo imparato dalla sua vita e dalla sua arte, è che non esiste purismo ma contaminazione, innesto, sperimentazione, voglia di osare. Non esistono tabù. Nessuno si sarebbe mai sognato di rimettere mano a “Heroes”: ma se il desiderio espresso dall’artista era di riveder suonato questo disco, non c’era occasione migliore di questa. E la storia non si riscrive mai: ci si può semmai divertire a vedere una realtà alternativa, come in un film. “E se questo album fosse stato suonato da altri musicisti, oggi, come suonerebbe?”. Come questo Never Let Me Down 2018.

Qualcun altro obietterà che queste operazioni, una volta che l’artista è scomparso, sono trovate commerciali. Non c’è una singola cosa di Bowie che possa essere pubblicata senza la valutazione e il consenso del management (leggi: Coco Schwab). Compito di Coco, negli ultimi 45 anni, è stata affiancare Bowie in tutto. Nessuno meglio di lei sa cosa Bowie voleva, come voleva che fosse fatto.

Fatte queste dovuto premesse, vi riportiamo le nostre impressioni sull’ascolto in anteprima di questo Never Let Me Down 2018 che potrebbe, a tutti gli effetti, essere considerato un nuovo album di David Bowie.

NEVER LET ME DOWN 2018: TRACCIA PER TRACCIA

David Bowie never let me down 2018

Day In Day Out

Si capisce immediatamente quanto l’atmosfera dell’album si discosti da quello originale: un suono più scarno e cupo, voce in primo piano insieme alle chitarre. Non ci sono più tutti gli effetti anni ’80 e nel break centrale c’è un bell’assolo di Reeves Gabrels.

Time Will Crawl

Da questo brano ha avuto inizio tutto il progetto come abbiamo spiegato. Ma non è la versione uscita su iSelect nel 2008. Perché si potesse amalgamare al resto dell’album doveva essere reincisa e riarrangiata con gli stessi musicisti. Inizio acustico con solo chitarra e voce, e gli altri strumenti che si aggiungono fino a raggiungere un climax molto rock. Grande lavoro e belle chitarre.

Beat of Your Drum

Se finora eravamo rimasti piacevolmente sorpresi, con questa traccia si comincia a far sul serio. Una bellissima orchestrazione di archi, suoni ambientali, un finale strumentale trascinante e un grande applauso per Gabrels che, come al solito, si distingue. Dimenticate l’originale: questa è tutt’altra cosa.

Never Let Me Down

Anche qui chitarre, che con Gabrels e Torn sono la cifra stilistica dell’album. Sono spariti i coretti del ritornello sostituiti da un lavoro di chitarra. Il sound è corposo e avvolgente e gli archi sul finale fanno la differenza. In definitiva ha un ritmo più incalzante e sparisce quell’effetto nenia dell’originale.

Zeroes

Anche in questo caso il lavoro fatto rispetto all’originale è stato davvero notevole, con arrangiamenti che ci hanno fatto pensare subito a Toy. Psichedelica, con delle chitarre jingle-jangle e l’assolo di sitar elettrico originale suonato da Peter Frampton in bella evidenza (per chi non lo sapesse, una curiosità: quel sitar elettrico era appartenuto a Jimi Hendrix). Una bella traccia che infatti è stata scelta come singolo 45 giri picture disc in uscita il 7 Settembre, e disponibile già da oggi in versione digitale.

Glass Spider

Questo è il brano che ci ha letteralmente fatto cadere la mascella. Una versione apocalittica che non avrebbe affatto sfigurato su Outside. Ed è proprio quella l’atmosfera. Gli ingredienti ci sono tutti: inizio ambient cupo e drammatico, chitarre strazianti con riverberi e distorsioni, la voce di Bowie effettato con echi che si rincorrono. Il ritmo è rallentato, pulsante, meccanico: irriconoscibile. E alla fine la traccia dura un minuto e mezzo in più rispetto all’originale del 1987. E comunque sì, avete letto bene: abbiamo accostato un brano di Never Let Me Down ad Outside.

Shining Star

Qui il lavoro da fare era davvero una missione impossibile. La traccia è quella che è, forse la più debole dell’album. Tuttavia, migliora senz’altro: il sound si conforma a quello dell’intero album e quindi si fa scuro. C’è sempre un grande lavoro di chitarre che aggiunge una bella atmosfera e il fatto che sia stata rallentata le conferisce un’andatura più ambigua. Ci eravamo psicologicamente preparati alla prova del nove, a dover subire ancora una volta quello stupro uditivo che consiste nel sentire quella sottospecie di rap cantato da un inutile Mickey Rourke. Con gli occhi semichiusi pronti alla botta, siamo invece stati accarezzati da una voce delicata e profonda, una voce angelica che non può essere scambiata con altra: Laurie Anderson.  Che dire? Talmente inaspettato che ci è venuta la pelle d’oca.

New York’s In Love

Un brano molto rock, suono compatto, bei cori e chitarre anche qui in gran lustro. Questa traccia guadagna tantissimo e si riscopre piacevole, con un Reeves Gabrels che fa del suo meglio. Ci ha ricordato alcuni dei pezzi più sostenuti di Reality.

’87 and Cry

Anche in questo caso qui molto rock e begli arrangiamenti per un pezzo che continua a dividere. Qualcuno la trova una delle tracce migliori dell’album, qualcuno la peggiore. A chi non piaceva la versione del 1987, non piacerà neanche questa. Non c’è una differenza sostanziale ma sicuramente è di gran lunga migliore dell’originale. Promossa.

Bang Bang

Eccoci all’ultima traccia. Neanche a dirlo, anche qui ci coglie di sorpresa: inizia con gli archi. Molto rallentata, profondamente diversa dall’originale, si regge soprattutto su un grande arrangiamento della sezione archi. Anche qui, ci ripetiamo, il sound è molto più cupo. Molto bella.

Ammettiamo che al termine dell’ascolto eravamo davvero frastornati. Paul Bromby della Parlophone ci fissava sornione in attesa del nostro commento. Che in quel momento è stato un “wow”.

David Bowie Never Let Me Down Traduzione Testo LyricsL’impressione è che questi arrangiamenti rendano giustizia all’album. Non che lo salvino definitivamente dall’essere tra i dischi meno amati di Bowie, ma almeno gli danno una chance. E se la merita. Il nostro è stato un solo ascolto di Never Let Me Down 2018, quindi non possiamo ancora sapere quanto rimarrà dopo quel “effetto wow” che può cogliere un fan abituato alla versione originale. I pezzi ci sono, intrigano, ci guadagnano. Qualcuno entusiasma. È senz’altro un guitar album parallelo che si affianca e non può in alcun modo sostituirsi al 1987. Il sound è certamente più consono ai temi trattati, che non erano affatto leggeri.  L’atmosfera ricorda soprattutto Heathen e il mai realizzato Toy.

Ci guadagna anche la voce di Bowie, che qui è molto più in evidenza e godibile in tutte le sue sfumature drammatiche.

Un ulteriore miglioramento lo si sarebbe avuto se Bowie avesse avuto il tempo e la possibilità di  svolgere un lavoro come Toy, reincidendo anche le parti vocali. Perché è vero che quel falsetto su alcuni brani avrebbe potuto essere sostituito da una voce più profonda. Pezzi come Shining Star e Never Let Me Down avrebbero, con una voce più cupa e i nuovi arrangiamenti, assunto tutt’altro spessore.

Le critiche non mancheranno, lo abbiamo detto. Lo sappiamo. Noi troviamo che questa sia un’operazione perfettamente in linea con ciò che conosciamo di Bowie. Leggeremo di fan scandalizzati e sorrideremo ripensando alle parole di Bowie su Dollar Days:

“Sto morendo dalla voglia di metterli di fronte all’inconsueto
E prendermi gioco di loro, ancora una volta
Ci sto provando”

E sebbene ormai manchi, tremendamente, da due anni, non possiamo non immaginarlo a sghignazzare.

Ed ora che abbiamo acceso un po’ la vostra curiosità, potete ascoltare qui sotto la nuova versione di Zeroes

Chi è VG Crew

VG Crew
La Crew di VG è formata da Daniele Federici e Paola Pieraccini. Daniele Federici è organizzatore di eventi scientifici ed è stato critico musicale per varie testate, tra cui JAM!. E'autore di un libro su Lou Reed del quale ha tradotto tutte le canzoni, prima di farlo con quelle di Bowie. Paola Pieraccini, imprenditrice fiorentina, è presente su VG fin dall'inizio e lo segue dagli anni '70. Entrambi hanno avuto modo di incontrare Bowie come rappresentanti di VG.

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2 commenti

  1. Grazie mille, siete fantastici!

  2. Ersilia De Iovanna

    Quanto siete bravi!

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