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David Bowie Is Brooklyn: il reportage della mostra

La mostra itinerante “David Bowie is” al Brooklyn Museum di New York si è conclusa. Il nostro inviato Andrea Gem l’ha visitata per noi per raccontarci le novità e le notevoli aggiunte rispetto alle altre edizioni. Solo un occhio attento come il suo poteva notare un particolare sensazionale che lega Blackstar ad un disegno del 1975…. e un brivido corre lungo la schiena!

“By the time I got to New York…” – David Bowie Is, Brooklyn Museum, New York

(di Andrea Gem)

INTRO

La mostra itinerante DAVID BOWIE IS inaugurata nel marzo 2013 con lo storico primo allestimento al Victoria & Albert Museum di Londra si è conclusa il 15 luglio scorso a New York, città d’adozione di Bowie negli ultimi anni della sua vita. L’esposizione, che ha festeggiato poco prima della chiusura i due milioni di visitatori, ha effettuato un vero e proprio tour mondiale, toccando vari paesi e totalizzando ovunque numeri da record. Ricordiamo che la mostra è stata concepita e realizzata dal V&A con il supporto dello stesso Bowie, che ha consentito ai curatori l’accesso al proprio caveau di meraviglie raccolte nell’arco della sua intera carriera. Abbiamo potuto così ammirare, in una mirabile ed innovativa esperienza audiovisiva (poi imitata da altre successive esposizioni) alcune centinaia di memorabilia appartenuti all’artista, nella quasi totalità mai visti prima. Inoltre, con la morte di Bowie nel gennaio 2016, DAVID BOWIE IS ha acquisito inevitabilmente anche l’aspetto del pellegrinaggio e del tributo, accrescendo l’interesse da parte dei media e del pubblico mainstream. Senza mai scadere nel sensazionalismo post-mortem, ha tuttavia sempre conservato l’unicità progettuale iniziale che ha permesso a qualunque tipologia di visitatore di cogliere gli infiniti aspetti della complessa personalità artistica di David.
David Bowie is BrooklynCome location conclusiva è stato scelto il prestigioso Brooklyn Museum, situato nell’omonimo borough di New York, che ospita una collezione permanente di altissima qualità con più di un milione e mezzo di oggetti, dall’arte egizia a quella contemporanea. Soprattutto la collezione di arte africana è un must assoluto per i cultori e possiamo facilmente immaginare che Bowie vi abbia passato più di una giornata.
Avendo avuto l’occasione di visitare buona parte delle tappe di DAVID BOWIE IS, ho apprezzato di volta in volta l’adattamento realizzato dai curatori agli spazi espositivi di ciascun museo e le diverse scelte operate dagli stessi nella selezione degli oggetti e nella spesso diversa concezione del tutto. Era quindi impensabile per me rinunciare proprio a quest’ultima visita newyorchese, spinto dalla certezza che si sarebbe trattato ancora una volta di un’esperienza esaltante e commovente. Ho concentrato la mia visita sull’individuazione delle differenze con le passate edizioni della mostra e le sorprese devo dire sono state molte, ben più della stanza dedicata a Blackstar già ampiamente nota perché usata  per pubblicizzare l’esposizione.

IMPRESSIONI GENERALI

David Bowie is BrooklynL’entrata è affidata sempre all’iconico Tokyo Pop Costume di Kansai Yamamoto, sormontato dalla scritta B-O-W-I-E tipo finale del Reality tour e dal pannello DAVID BOWIE IS READY FOR HIS CLOSE-UP (David Bowie è pronto per la sua uscita di scena). Noto subito che il commento musicale iniziale non è il solito “drone ambientale” che ci accompagnava nelle precedenti edizioni, ma il mash-up bowieano realizzato da Tony Visconti che normalmente si ascoltava togliendosi le cuffie in una determinata zona (ad esempio a Bologna nella sala centrale con la spirale di libri). Mancano qui il video delle Singing Statues di Gilbert & George e altre testimonianze della Londra post-bellica, forse di minore interesse per il pubblico americano, e la sensazione è che lo spazio iniziale sia meno claustrofobico senza l’ingolfamento all’entrata cui si assisteva altrove.
Di sicuro quella di New York è stata in assoluto la mostra più ricca di costumi e abiti; oltre a tutti quelli presenti nelle sedi precedenti, hanno fatto la loro comparsa la giacca color melanzana e l’ abito di seta bianca realizzati da Freddy Burretti per il 1980 Floor Show, lo smoking col Borsalino della cerimonia dei Grammy Awards 1975, l’abito di Ola Hudson per Thomas Jerome Newton ne “L’uomo che cadde sulla terra”, il daily wear di Ziggy Stardust confezionato da Issey Miyake, la tuta e la maschera antigas del video di DJ ed altri ancora, con la differenza che qui erano tutti perfettamente visibili, anche quelli abitualmente “velati” dietro gli schermi del grande salone video. Anche Ziggy Stardust esce dalla sua “bara di vetro” e si lascia ammirare in piedi nella bellissima tutina sfoggiata alla BBC nel 1972.
David Bowie is BrooklynInoltre, uno degli aspetti che più mi sono piaciuti dell’esposizione newyorchese è che c’erano pochissime chiusure, si passava più fluidamente da una sezione all’altra seguendo un percorso articolato ma libero. Ad esempio la Berlin Room, che altrove è sempre stata quasi una stanza a parte: qui vi si poteva entrare in modo naturale, senza soluzione di continuità, dal salone della nutrita sezione video e costumi (in cui campeggiava a tutta parete un frame del video di Little Wonder) ed erano proprio i quadri dipinti da Bowie durante il soggiorno nella città tedesca i primi oggetti ad introdurci a quell’epoca straordinaria. Anche la parete con gli schermi che alternavano strani simboli ai video più iconici di Bowie qui non è stata ricreata: gli schermi sono stati invece sistemati a gruppi in vari punti della sala in modo che sopra ogni video proiettato fossero posizionati abiti, costumi e memorabiliarelativi a quel determinato shooting. E ancora, la galleria fotografica DAVID BOWIE IS HIMSELF (David Bowie è se stesso), in genere messa a chiusura esposizione, qui diviene un corridoio collegato al successivo DAVID BOWIE IS WHERE ARE WE NOW (David Bowie è dove siamo ora), in cui col claim DAVID BOWIE IS RESPONSIBLE FOR A WHOLE NEW SCHOOL OF PRETENSIONS (David Bowie è responsabile di una nuova scuola di imitatori) è analizzata l’influenza di Bowie su arte, moda, danza, cultura (degni di nota due interessanti video d’introduzione: Jean Genie dallo show del 2009 “Come, Been and Gone”della Michael Clark Company e Ashes to Ashes nella messinscena David Bowie is Brooklyndatata 2016 della DCA di Philippe Decouflé con la bravissima Sophie Hunger). Anche la saletta dedicata a Bowie attore annunciata dal claim DAVID BOWIE IS WEARING MANY MASKS (David Bowie indossa molte maschere) non è più uno spazio chiuso, bensì un semplice schermo, con alcune panche davanti, posizionato nel corridoio in cui è stato allestito uno spazio finalmente e giustamente riservato a L’Uomo che Cadde sulla Terra. Tra i memorabilia del leggendario film di Roeg sono stati esposti un collage fotografico di David James, l’abito di Newton di cui sopra, il ciak usato nelle riprese, alcune note di scena e lo script originale rilegato a cui è stato magistralmente affiancato lo script personale del musical Lazarus con i post-it di Bowie!

ALCUNI OGGETTI DI PARTICOLARE INTERESSE

Tra gli oggetti e i set-up più interessanti visti al Brooklyn Museum, segnalo i seguenti:

  • tre bozzetti scolastici realizzati tra il 1958 e il 1963, che testimoniano un David Jones ancora timido e solitario, come riportato nel commento rilasciato da Bowie nel 2002: “I was a kid that loved being in my room reading books and entertaining ideas. I lived a lot in my imagination, it was a real effort to become a social animal” (Ero un ragazzo che amava stare nella sua stanza a leggere libri e fantasticare.Ero immerso nel mio mondo, fu un grosso sforzo diventare un animale sociale). Da notare anche un biglietto da visita da lui disegnato per Dave and the Bowmen.
  • nella sezione dedicata a Space Oddity l’inserimento della riproduzione ingrandita del poster foldout del singolo Alabama Song / Space Oddity del 1980: una scelta non casuale perché qui oltre ai due video di Space Oddity del 1969 e del 1972 è stato incluso nella rotazione anche quello tratto dalla trasmissione TV del 1979 Dick Clark Salute To The Seventies in cui Bowie si esibiva in playback con la tuta col disco volante a mo’ di spilla firmata Burretti.
  • nella teca riservata al progetto del film di Diamond Dogs ripreso nel 1974 al Pierre Hotel di New York, alcune figurine in cartone realizzate da Bowie per i personaggi del film e il manoscritto iniziale della sceneggiatura con alcune indicazioni di regia e note sulle caratteristiche degli interpreti: DIAMOND DOGS – A FILM WRITTEN BY DAVID BOWIE.
  • il curioso adattamento realizzato per i 100 libri preferiti da Bowie che qui sono stati sistemati con i dorsi deiDavid Bowie is Brooklyn volumi in bella vista dentro un baule da viaggio vecchio stile.
  • sette dipinti in miniatura datati 1971 basati sugli arcani minori dei tarocchi (alcuni intitolati “Star”, “Moon”, “Earth”, “Death”, “Lovers”), realizzati da David su carta giapponese e montati su porta-diapositive da 35mm utilizzati come cornici. Le note della mostra ricordano come durante le performances del tour di Ziggy Stardust fossero proiettati spesso fondali di stelle e fotografie di personaggi come Mishima ed è probabile che fosse utilizzato questo sistema.
  • una fotografia di piccole dimensioni scattata da Coco Schwab sul set del film L’Uomo Che Cadde Sulla Terra durante la scena nella camera anecoica che avrebbe ispirato Bowie per la scelta della copertina di Station to Station.
  • nella sezione berlinese un menu disegnato da Bowie per il cenone di fine anno 1977 in cui si vedono due figure di spalle (forse lo stesso David e Iggy Pop) lungo un declivio o la riva di un fiume su cui è appoggiata la scritta 1977.
  • per il Sound + Vision Tour 1990 sono presenti le note della coreografia proiettata negli show con Louise Lecavalier e il set design della produzione con annotazioni e commenti.
  • le Polaroid scattate da Mick Haggerty per la copertina di Tonight e il disegno preparatorio, sempre di Haggerty, per Never Let Me Down.
  • LINE,la raccolta di 20 disegni realizzati da Bowie e Laurie Anderson nel 1995. David era convinto che Laurie potesse leggere la mente e le propose un esperimento di “disegno telepatico”: per 10 giorni i due artisti si telefonarono e disegnarono in silenzio nello stesso momento, scambiandosi via fax il risultato che, sorprendentemente, segnalò forti similitudini.
  • David Bowie is Brooklynla tabella del make-up di Pierre Laroche per il Diamond Dogs tour 1974.
  • l’anello a forma di lucertola realizzato da Brian Ward e le foto promozionali per Hunky Dory del 1971 in cui Bowie lo indossava.
  • nella saletta che riproduce uno studio di registrazione, al posto della serie di copertine degli album di Bowie che abitualmente tappezzavano una delle pareti, è stata scelta una sequenza a striscia di copertine di rari 45 giri e CD singles.
  • è stato evidenziato il video del 1972 di John, I’m Only Dancing di Mick Rock, proiettato su un piccolo schermo con l’aggiunta di estratti dalla trasmissione giapponese del1980 Floor Show.
  • i disegni preparatori per il pupazzo creato da Bowie e Mark Ravitz utilizzato nell’esibizione di Boys Keep Swinging al Saturday Night Live del 1979 e per il barboncino con la bocca a TV usato in “TVC15” nella medesima occasione.
  • teca con vario materiale della prima metà degli anni ’70: i bozzetti originali di Bowie per lo stage set del 1980 Floor Show(1973), il biglietto d’invito al Midnight Special, un bellissimo poster di Liam Coridan per lo show di Ziggy Stardust del 30 aprile 1972 alla Guildhall di Plymouth, una cartolina con il cartoon di Ziggy del 1972 e un annuncio pubblicitario per Rebel Rebel tratto da una rivista del 1974.

THE AMERICAN BOWIE

Ovviamente, è stato dato molto spazio al Bowie americano: nella sezione DAVID BOWIE IS A SUCCESS IN NEW YORK abbiamo potuto ammirare il video del 1971 della visita di Bowie alla Factory di Andy Warhol, il programma dello show alla Carnegie Hall del 1972, alcuni memorabilia del film Basquiat e della produzione teatrale di The Elephant Man (tra cui il fondale dipinto a mano, lo scriptoriginale, note autografe e libretto di sala) e due notevoli disegni di scorci di strade di New York fatti da Bowie nel 1994 “risultato di un periodo di introspezione – in un momento in cui Bowie non era al centro della scena, vedeva il mondo da una nuova prospettiva, più meditativa, forse più astratta. New York è osservata attraverso un filtro, come le star dei film del passato”.
David Bowie is BrooklynUno dei pochi spazi chiusi, DAVID BOWIE IS FAMOUS, è stato quello dedicato al periodo soul con i video di Fame,Footstompin’ e Young Americans dalla trasmissione TV Soul Train, le foto e lo smoking della serata dei Grammy Awards 1975 ed un disegno datato 1974 fatto da John Lennon con la scritta “For video Dave, with love”. Ma è proprio in una teca di questa piccola sala che abbiamo avuto una delle più grandi sorprese di questa edizione della mostra, un disegno preparatorio fatto da Bowie nel 1975 per la copertina di Young Americans in cui compare quello che sembra un astronauta appena tornato sul nostro pianeta, con un razzo sullo sfondo: ebbene la figura abbozzata porta una benda sugli occhi ed ha in mano un libro! Tre degli oggetti fondamentali che ricorrono nelle ultime opere di Bowie (il razzo che compare nel musical Lazarus e che è  anche l’immagine finale nelle TV in vetrina del video di No Plan, la benda del protagonista Button Eyes dei video di Blackstar e Lazarus, il libro che compare anch’esso in questi due video) sorprendentemente riuniti in un singolo disegno! David sembra quindi aver ripreso per il suo ultimo capolavoro la tematica immaginata 40 anni prima per la copertina di “Young Americans”e che era collegata al progetto mai realizzato del film sul ritorno di Major Tom sulla Terra. Davvero da brividi….!
David Bowie is BrooklynInfine, la saletta imperdibile dedicata a Blackstar:DAVID BOWIE IS TEACHING YOU THAT THINGS ALWAYS CHANGE (David Bowie insegna che le cose continuano a cambiare). Circondata da pareti che diventano una galassia in cui spicca una grande stella bianca (!), una piccola teca ospita alcuni degli ultimi schizzi disegnati da Bowie, tutti relativi al video di Blackstar: due per il personaggio di Button Eyes, uno per quello che viene definito The Somnambulist (il personaggio che nel video di Lazarus indossa il costume a strisce bianche del 1974) e uno del libro nero con la stella. Ci sono anche i testi manoscritti del brano Blackstaril libro usato nel video, la scaletta prevista per l’album e un quaderno con gli schizzi  dello storyboard di Blackstar. Il commento finale riportato sulla parete recita: “L’immaginario e l’esplorazione dello spazio sono stati temi ricorrenti per David nella sua  visualizzazione della musica. Fin da Space Oddity nel 1969 – lo stesso periodo in cui l’astronauta William “Bill” Anders fotografava per la prima volta la Terra dallo spazio – Bowie presentò se stesso come l’astronauta Major Tom. Le sue esperienze in quel ruolo furono riprese nel 1980 con Ashes To Ashes, nel 1995 con Hallo Spaceboy e infine nel 2015 in Blackstar. Come in un film, uno show di Broadway, o una serie televisiva in cui l’attore protagonista è associato al ruolo che rappresenta, Bowie ha scritto storie e creato personaggi che saranno per sempre conosciuti come suoi. Major Tom, Ziggy Stardust, Halloween Jack e il Thin White Duke erano, singolarmente, altrettanto peculiari e pieni di significato come la musica, le parole e le immagini che lui aveva loro assegnato, e ci ricorderanno sempre DAVID BOWIE”.

RECORDS & BOOKS

Anche per la mostra di New York, Parlophone ha stampato e pubblicato due vinili limitati: l’album David Bowie Live in Berlin 1978 in vinile arancione e il 45 giri in vinile argento Time / The Prettiest Star, acquistabili solo presso lo shop ufficiale del museo.
In occasione della fine della mostra è uscita anche un’edizione speciale a tiratura limitata del libro DAVID BOWIE IS che, oltre ad una nuova e bellissima veste grafica del catalogo già edito, comprende un secondo libro DAVID BOWIE IS FOREVER AND EVER, in cui sono state incluse foto e scritti relativi proprio ad oggetti  esibiti solo in questa esposizione.

OUTRO

In attesa di conoscere se ci sarà l’intenzione in futuro di realizzare magari una mostra permanente dedicata a Bowie (da tempo si parla del nuovo V&A che sarà inaugurato il prossimo 15 settembre a Dundee, citato anche da Nicholas Pegg), non possiamo che essere riconoscenti a Victoria Broackes e Geoffrey Marsh per averci dato DAVID BOWIE IS, che ha  fornito a tutti quelli che l’hanno visitata un’occasione finora irripetibile di celebrare il nostro idolo, di scoprire cose mai viste, di sognare a occhi aperti e commuoverci, ma soprattutto di studiare e approfondire la carriera esemplare ed ancora fonte di sorprese di uno dei più grandi artisti della nostra epoca.

David Bowie is Brooklyn Blackstar Gallery:

Chi è VG Crew

VG Crew
La Crew di VG è formata da Daniele Federici e Paola Pieraccini. Daniele Federici è organizzatore di eventi scientifici ed è stato critico musicale per varie testate, tra cui JAM!. E'autore di un libro su Lou Reed del quale ha tradotto tutte le canzoni, prima di farlo con quelle di Bowie. Paola Pieraccini, imprenditrice fiorentina, è presente su VG fin dall'inizio e lo segue dagli anni '70. Entrambi hanno avuto modo di incontrare Bowie come rappresentanti di VG.

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2 commenti

  1. Il disegno di TVC con quel lungo filo mi ha fatto pensare al video di “Be my wife” e al filo della chitarra che domina lo spazio vuoto, solitudine, eleganza, il segno del capricorno, cordone ombelicale il tubo degli astronauti…

  2. Curiosa interpretazione la tua. Però puoi avere ragione. Dopotutto lui lo spazio non l ha mai lasciato!

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