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Tre anni fa ci lasciava Lou Reed

Il 27 ottobre di tre anni fa se ne andava uno dei pilastri della musica rock degli ultimi cinquant’anni: Lou Reed. Lo ricordiamo non solo per la sua statura, ma per l’amicizia e la profonda influenza che ha avuto su David Bowie. E proprio come la loro amicizia, ricordiamo il nostro gemellaggio con LouReed.it dal 2001.

David Bowie Lou Reed
Una delle ultime immagini di Lou Reed, un mese prima della morte.

Era una domenica mattina, proprio come quella Sunday Morning che cantava in apertura del primo album dei Velvet Underground, quando Lou Reed se n’è andato tra le braccia della moglie Laurie Anderson, nella loro residenza di campagna a Long Island. Aveva lottato, negli ultimi anni, con la cirrosi epatica e poi con un tumore al fegato.

Il mondo del rock è stato sconvolto dalla presenza di Lou, che ha cambiato il modo di fare, concepire e veicolare la musica. La sua forza dirompente ha condizionato la musica per cinque decadi, le ha dato nuovo impulso e nuova linfa, influenzando centinaia di altri artisti.

Uno dei primi a riconoscerne la grandezza e a diventare un appassionato della sua musica fu proprio un giovanissimo David Bowie.

Un’amicizia lunga quasi cinquant’anni.

Cinquant’anni fa l’allora manager di Bowie, Ken Pitt, tornò da un viaggio a New York con un acetato regalatogli da Andy Warhol: era una delle prime copie di The Velvet Underground & Nico, che ancora doveva essere pubblicato. Bowie ha conservato quel disco per cinquant’anni, ed ora fa parte della mostra “David Bowie Is“.

Bowie rimase sconvolto dall’ascolto di quei brani: cambiò totalmente la sua prospettiva della musica rock, di cosa si potesse raccontare con una manciata di accordi e testi spietati. I brani dei Velvet Underground raccontavano un mondo affascinante e sconosciuto fatto di emarginati, drogati, bassifondi, vita metropolitana.

the velvet underground david bowie lou reedTalmente grande fu la sua fascinazione per Lou Reed e la band che compose e incise il 5 Aprile 1967 un brano con i Riot Squad che era quasi un plagio di Venus in Furs: Little Toy Soldier. La canzone dei VU fu il primo brano a parlare esplicitamente di un rapporto sadomasochistico, il brano di Bowie parla di una ragazza di nome “Sadie”.

Il ritornello è quasi identico ma, ovviamente, quella di Bowie era una canzonetta giovanile e banale che rifaceva il verso ad un gigante della storia della musica che è il brano originale.

Quando David maturò una personalità artistica più definita, continuò ad omaggiare i propri idoli: fu il primo in assoluto a eseguire dal vivo delle cover dei Velvet Underground quando ancora nessuno li conosceva, soprattutto al di fuori degli Stati Uniti. White Light/White Heat e I’m Waiting For The Man entrarono stabilmente nel suo repertorio già all’inizio della propria carriera. Ne incise anche una sua versione in studio nel gennaio del ’67 da includere nell’album di debutto.

A questo link potrete trovare un’interessantissimo articolo in cui Bowie racconta la sua passione per quel primo disco dei Velvet Underground.

In seguito compose un brano cercando di imitare lo stile, il testo e il modo di cantare di Lou: Queen Bitch sull’album Hunky Dory. Per rimarcare il fatto, sul retro dell’album, aggiunse la nota “ai VU come ringraziamento”.

Sciolti i Velvet Underground e intrapresa la carriera solista con un album di debutto che non ebbe il minimo successo, Lou Reed stentava a trovare la propria strada. Non sembrò vero a Bowie di correre in suo soccorso e lavorare fianco a fianco al proprio idolo, quell’uomo misterioso che aveva ascoltato e amato per tanti anni.

david-bowie-lou-reedQuello fu il vero ringraziamento di Bowie verso uno dei suoi fari: produsse Transformer insieme a Mick Ronson, rese gli arrangiamenti più ammiccanti e glamour, lo rese più fruibile e adatto alla massa. Diede ai brani di Lou le ali che lo fecero volare in tutte le classifiche e i giornali. Gli salvò probabilmente la carriera o comunque gli regalò un successo a cui, da solo, non avrebbe mai potuto ambire.

Transformer fu anche il motivo della successiva tensione che si creò fra i due: mentre Bowie aveva sempre ricercato il successo e la fama in ogni modo, Lou Reed era un purista. Voleva fare le cose come voleva lui senza tenere in minima considerazione le aspettative del pubblico. Si ritrovò nei panni della rockstar glam, truccata e agghindata come un fenomeno da baraccone. Lui, che aveva cantato dei lati oscuri della metropoli vestito completamente di nero e dando le spalle al pubblico. Probabilmente un po’ odiò David, o se stesso, o entrambe le cose. Probabilmente si sentiva in debito per una cosa che fondamentalmente non desiderava. Le strade si separarono e Lou diede una sterzata verso posizioni musicali più vicine a lui: Berlin, il suo capolavoro, prima di tutti.

Solo nel 1979 si riavvicinarono e fu lo stesso Lou Reed a chiedere di Bowie di produrre il proprio l’album successivo. Lo fece in un ristorante di Londra e sappiamo quasi tutti come andò a finire: Bowie disse a Lou che doveva prima smettere di bere. Lou lo prese a pugni.

Ma la stima reciproca non è mai venuta a mancare e, negli anni ’90, si riavvicinarono definitivamente e riallacciarono una stretta amicizia coinvolgendo anche le rispettive mogli.

david-bowie-lou-reedNel 1997, per festeggiare i cinquant’anni, Bowie organizzò il concerto al Madison Square Garden e invitò Lou Reed a salire sul palco per eseguire insieme i tre brani che li avevano legati di più agli esordi.

L’ultima collaborazione artistica risale al 2003: Reed invitò Bowie a cantare un brevissimo brano del suo album The Raven dedicato ad Edgar Allan Poe: Hop Frog.

I due amici sono stati accomunati anche nella fine, entrambi scomparsi per un tumore al fegato.

Lou Reed manca alla musica, che tre anni fa si è improvvisamente impoverita e svuotata. Quest’anno, che David lo ha raggiunto, i pilastri su cui poggia il rock sono davvero rimasti pochi.

Lo vogliamo ricordare oggi prima di tutto con il suo testamento: il brano che chiudeva l’ultimo album Lulu che David considerava un capolavoro. Prendevi 20 minuti della vostra vita, questa è la sua durata con la magnifica coda strumentale, e fatevi questo regalo. Junior Dad è una brano catartico di una bellezza struggente e commovente.

Seguitela qui su LouReed.it insieme al testo e alla traduzione, non ve ne pentirete: link

Chi è VG Crew

VG Crew

La Crew di VG è formata da Daniele Federici e Paola Pieraccini.
Daniele Federici è organizzatore di eventi scientifici ed è stato critico musicale per varie testate, tra cui JAM!. E’autore di un libro su Lou Reed del quale ha tradotto tutte le canzoni, prima di farlo con quelle di Bowie.
Paola Pieraccini, imprenditrice fiorentina, è presente su VG fin dall’inizio e lo segue dagli anni ’70.
Entrambi hanno avuto modo di incontrare Bowie come rappresentanti di VG.

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2 commenti

  1. Voglio pensare che ci si possa incontrare in una altra dimensione. Flutuanti in una atmosfera come quelle immaginifiche alla David. Lì potremmo rivederli insieme. Anch’io così potrò condividere con loro le sensazioni che hanno portato questi due geni a fare quello che hanno fatto

  2. video bellissimo, emozionante….grazie velvet di averlo proposto!
    Pensiamoli insieme in un altra dimensione a comporre ancora capolavori…❤️

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